Fare soldi con il ciclo di vita del cliente: la Latenza del cliente

Jim Novo

articolo orginale:

Making Money with the Customer LifeCycle: Customer Latency

22 Agosto 2001

Introduzione di Jim:
la Latenza è una delle metriche di tipo “Trip Wire(innesco su evento – n.d.t.) più semplici da realizzare e potete utilizzarla per ricavare più soldi dal marketing verso i clienti, sia che usiate un pacchetto CRM, che un foglio di calcolo, per gestire il vostro business. Questo articolo è la seconda parte di una serie sulle tecniche di Behavioral Marketing.

Parte 1: Trip Wire Marketing
Parte 3: Latency Profiles
Parte 4: High ROI Latency Promotion
Parte 5: Extending the LifeCycle

In base ad un sondaggio nazionale, il 50% dei marketing manager non conoscono il tasso di defezione dei loro clienti e l’altro 50% sottostima il reale tasso di defezione. Dopo aver letto questa statistica scioccante, ho pensato che fosse il momento di scrivere una serie di articoli sul ciclo di vita del cliente, ed in che modo può essere utilizzato sia per monitorare la defezione dei clienti, che per definire opportunità ad elevato ROI, per mantenere i clienti prima che se ne vadano.

Se comprendete il ciclo di vita del cliente, potete prevedere i punti di defezione principali e agire prima che i clienti se ne vadano. Questo è il marketing con il ROI più elevato che potete fare, perché è più economico di cercare di recuperare chi se n’è già andato (infatti dopo la defezione del cliente la risposta è molto più bassa) e inoltre preserva l’investimento sul cliente ed i futuri profitti che ci darà.

Quindi in questo articolo faremo un giro nella terra del marketing basato sul LifeCycle e daremo un’occhiata a una delle metriche più semplici del LifeCycle del cliente: la Latenza leggi il seguito …

Possiamo posizionarci su Google senza link? I nuovi dati indicano un’esile possibilità

Di Cyrus Shepard

MOZ

articolo orginale:

Can You Rank in Google Without Links? New Data Says Slim Chance

9 Giugno 2014

Per anni, abbiamo sentito i proclami di Google sulle aziende che dovrebbero smettere di concentrarsi sul link building. Anche se è convinzione comune che il link building manipolativo, finalizzato ad ottenere posizioni di prominenza nei risultati delle ricerche, dovrebbe essere evitato, circola una credenza diffusa che vorrebbe convincerci che i link esterni non siano importanti negli algoritmi di ranking di Google e che il link building possa essere tranquillamente ignorato. C’è qualcosa di vero?

Per scoprirlo, abbiamo estratto nuove informazioni dal nostro studio semestrale di correlazione sul ranking, di prossima pubblicazione, condotto dal ricercatore di Moz dottor Matthew Peters.

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Perché 100 veri follower sono tutto ciò che vi serve

Tim Soulo

articolo orginale:

Why 100 True Followers Is Really All You Need

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Nel 2008 Kevin Kelly scrisse un articolo in cui suggeriva che “un artista ha bisogno solo di 1000 fan autentici per avere di che vivere“.
Quell’articolo generò un bel po’ di discussioni ed è stato tradotto in altre nove lingue.

Beh, siamo nel 2015 e mi piacerebbe rivisitare quel pezzo.

Infatti ho intenzione di applicare il concetto di Kevin ai vostri follower sui social media e spiegare perché penso che 100 veri seguaci di Twitter, siano davvero tutto ciò che serve. leggi il seguito …

Misurare il dis-engagement

Jim Novo

articolo orginale:

Measuring dis-engagement

22 Giugno 2015

L’engagement è importante … finché dura. Giusto?

Una cosa che continua a lasciarmi perplesso sono tutte le risorse che vengono impiegate per misurare l’engagement e per riuscire ad utilizzare quei risultati come metrica di business, o come modello di comportamento online.

Se l’engagement è così importante da valutare (e può esserlo, a seconda di come lo si definisce) allora la cessazione dell’engagement non dovrebbe essere altrettanto importante? Se si vuole creare engagement, non dovremmo anche preoccuparci del perché, o del come fallisce o finisce? E se la sua fine è importante, che ne direste della durata dell’engagement come indicatore di “qualità”?

Sembra abbastanza logico che la fine dell’engagement sia importante; chiamiamola dis-engagement. E’ un concetto estremamente semplice: quale percentuale di visitatori, o di clienti, che oggi sono “engaged” (comunque si definisca l’engagement), saranno ancora engaged una settimana dopo? E dopo 3 mesi? leggi il seguito …

Come Google può utilizzare i dati di uso della ricerca e la navigazione dell’utente, per determinare il ranking – Whiteboard Friday

video originale - Whiteboard Friday Moz.com

Rand Fishkin

moz logo

trascrizione dal video orginale:

How Google May Use Searcher, Usage, & Clickstream Behavior to Impact Rankings – Whiteboard Friday

9 Giugno 2014

Un recente brevetto di Google propone un nuovo elemento di ranking che ha implicazioni enormi per il marketing. In questo Whiteboard Friday, Rand racconta di cosa parla il brevetto, cosa significa in pratica e aggiunge una sua interpretazione per farci riflettere sulla direzione che Google sta prendendo.

Trascrizione del video

Salve fan di Moz e benvenuti a questa nuova puntata Whiteboard Friday. Questa settimana faremo una chiacchierata su alcune cose che Google sta apprendendo, riguardo alle ricerche web e ai navigatori del web, che possono influire sul posizionamento.

Un paio di settimane fa mi sono esaltato nel vedere che Google aveva ottenuto la concessione di un brevetto, che avevano presentato diverso tempo prima. Questo brevetto viene da Navneet Panda che, come molti nel mondo SEO ricorderanno, è anche l’ingegnere da cui prende il nome il Panda update di Google.

Bill Slawski ha fatto un eccellente lavoro di analisi del brevetto sul suo sito; lì sono anche riportati alcuni degli schemi presenti nel brevetto originale. Il linguaggio dei brevetti a volte può essere poco chiaro, ma questo invece era di una chiarezza sorprendente e altrettanto lo sono anche alcune evidenti conseguenze per il web marketing.

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L’efficacia straordinaria dello scrivere commenti sui blog

Di A.J. Kohn

articolo orginale:

The ridiculous power of blog commenting
25 marzo 2014

Scrivere commenti sui Blog è l’arma non tanto segreta, per potervi costruire il marchio e l’autorevolezza. Non parlo dei commenti spam o della ricerca di blog che nei commenti hanno link “follow”, per poi riempirli di link spazzatura. No, l’attività di commento sui blog di cui parlo, consente di aprirsi un varco attraverso il ciarpame e inserirsi nella finestra di attenzione dei creatori.

La disparità nella partecipazione

Per capire perché commentare sui blog è così efficace, dovete prima afferrare il concetto di disparità nella partecipazione. leggi il seguito …

3 Previsioni SEO per il 2016 che dovete conoscere

Huyen Truong

logo blog Jeff Bullas blog

articolo orginale:

3 SEO Predictions You Need to Know for 2016

A me Google spaventa.
E a voi?
Sembra che siano sempre sul punto di fare un grande cambiamento all’algoritmo di ricerca.
Come marketer ci sentiamo ammanettati, imbavagliati e legati ad una sedia, perché i motori di ricerca possono farci quello che vogliono.
Recentemente ho partecipato al Search Marketing Expo e mi ha aiutato; ora ho le idee un po’ più chiare e Google non sembra più così terrorizzante.

Oggi voglio condividere con voi le mie conclusioni più importanti e le previsioni SEO che ho imparato alla più famosa conferenza di search marketing del mondo. Se il content marketing, il ranking nella ricerca e la SEO sono una componente fondamentale del vostro lavoro, allora questo potrebbe essere l’articolo più importante che leggerete quest’anno.

La battuta finale? La ricerca mobile e il riconoscimento vocale stanno plasmando il futuro della SEO e Google nelle interrogazioni pone sempre più accento sulle “risposte dirette“.

Ecco cosa devono sapere gli imprenditori, chi lavora nel marketing digitale, i creatori di contenuti e gli esperti di SEO, su questi cambiamenti e come influenzano il loro lavoro ed i loro siti web. leggi il seguito …

La sfida per gli scrittori dei contenuti web

Gerry McGovern

articolo orginale:

The challenge for writers of web content

24 maggio 2015

La sfida per noi che scriviamo per il web è che pensiamo che la gente voglia leggere i nostri contenuti. Invece non vogliono.

Il Web non è un libro giallo. La gente non vuole farsi “risucchiare” dentro il contenuto che scriviamo. Per loro, essere risucchiati dentro, è qualcosa da evitare a tutti i costi. Nel 2000 la durata media dell’attenzione era di 12 secondi, oggi è 8 secondi. La curva dell’attenzione di un pesce rosso è di 9 secondi. La maggior parte delle persone viene sul Web perché ha una lacuna informativa, forse è saltata fuori, o c’è qualcosa che non conoscono, o che devono fare.

Sono alla ricerca di un ponte per superare quel vuoto informativo. Vogliono attraversare quel ponte il più rapidamente possibile. L’essenza degli scrittori non è questa, gli scrittori per loro natura sono narratori. Gli scrittori necessitano di lettori e il successo assoluto per uno scrittore è quando un lettore che si perde nel suo mondo. leggi il seguito …

Il marchio è un fattore di Ranking di Google? – Whiteboard Friday

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trascrizione dal video orginale:

Is Brand a Google Ranking Factor? – Whiteboard Friday

29 Maggio 2015

Salve fan di Moz e benvenuti a questa nuova puntata di Whiteboard Friday. Questa settimana cercherò di rispondere a una domanda che affligge un sacco di marketer, di SEO e che ci poniamo molto spesso: il brand o il branding sono un fattore di ranking del motore di ricerca di Google?

Tecnicamente, per essere onesti, la risposta a questa domanda è no. Tuttavia, credo anche che quando la gente afferma che il brand ha un effetto sull’azione SEO, stia dicendo una cosa vera.

Cercheremo di conciliare queste due affermazioni: come può essere che il brand non sia un fattore di ranking ma che tuttavia sia un elemento della SEO che spinge in modo evidente il ranking? Com’è che funziona? leggi il seguito …

La frattura tra organizzazione e cliente

Gerry McGovern

articolo orginale:

The organization customer disconnect

17 maggio 2015

L’ironia di questa era dei “Big Data” è che molte organizzazioni stanno diventando sempre più scollegate dai loro clienti.

La tecnologia genera sia introspezione che cecità, quando si tratta di capire i clienti. Gran parte dei Big Data riguardano il comportamento dei clienti: cosa hanno comprato, come hanno comprato, quali dispositivi hanno usato, quante pagine hanno guardato, ecc … In questo senso le organizzazioni non hanno mai conosciuto meglio i loro clienti.

Da un altro aspetto, non li hanno mai conosciuti meno. La grande cosa che manca nei Big Data è l’empatia. Ci sono un sacco di dati sui clienti, ma l’essere umano reale che è il cliente vivo, nei dati non lo troveremo. L’ironia è che per creare i Big Data il cliente deve interagire con la tecnologia invece che con un dipendente. In molte organizzazioni, i dipendenti hanno sempre meno interazione diretta con i clienti. leggi il seguito …

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