La soddisfazione del cliente non è un buon indicatore del comportamento del cliente

Gerry McGovern

articolo orginale:

Customer satisfaction is not a good indicator of customer behavior

2 Novembre 2014

Le persone sono del tutto inaffidabili nel dirvi che cosa fanno e perché lo fanno.

Ogni anno la compagnia aerea irlandese Ryanair viene votata fra i marchi più antipatici del mondo; eppure ogni anno Ryanair vede un aumento del traffico passeggeri e dei profitti. E’ passata da piccola compagnia aerea regionale che trasportava 200.000 passeggeri l’anno, ad essere una delle più grandi compagnie aeree del mondo per volume di passeggeri (87 milioni all’anno) ed anche fra quelle con i profitti più alti. Quindi, evidentemente, almeno per quanto concerne Ryanair, la soddisfazione non è un indicatore che predice l’utilizzo. leggi il seguito …

Quand’è che un blog è la giusta forma di Content Marketing?

Di Isla McKetta

MOZ

articolo orginale:

When Is a Blog the Right Form of Content Marketing?

6 Novembre 2014

Avete sentito i consigli degli esperti:

La vostra azienda dovrebbe avere un blog“.

Avere un blog aiuta la vostra SEO“.

Perché non avete ancora un blog?

Secondo gli esperti, un blog risolverà tutti i vostri mali di Internet. Avere un blog aumenterà il traffico, espanderà il pubblico, migliorerà l’engagement, vi collocherà in una posizione di autorevolezza e vi permetterà di modellare il messaggio nel vostro mondo.

Il blog è così pubblicizzato come panacea, che potreste pensare che la semplice aggiunta di un blog al vostro sito, potrebbe anche aiutarvi a trovare la moglie perfetta, curare il raffreddore comune e anche trasformare il piombo in oro.

Anche se non voglio negare l’efficacia di un buon blog, sul sito giusto (dico davvero, come scrittrice, sono pro-blog in generale), per ottenere tutte quelle ed altre belle cose, dovete sempre mettere in discussione qualsiasi soluzione che venga pubblicizzata come la risposta giusta per tutti (e per tutto). Allora dovreste avere un blog? leggi il seguito …

Smart Watch, dispositivi indossabili e quella orrenda eruzione di dati

Josh Clark

User Interface Engineering

articolo orginale:

Smart Watches, Wearables, and That Nasty Data Rash

29 Ottobre 2014

Smart Watches, Wearables, and That Nasty Data Rash – Part 2

5 novembre 2014

“data rash”, sostantivo. Una fastidiosa o antiestetica eruzione di informazioni sul polso, o in altri posti della tecnologia indossabile.

Ogni tecnologia ha i suoi sottoprodotti tossici e malattie associate. Le sostanze inquinanti dell’era industriale ci hanno maledetto con i polmoni neri, l’avvelenamento da piombo, le radiazioni e altro ancora. Oggi l’era dell’informazione minaccia di colpirci con i dannosi, anche se meno letali, disturbi dell’inquinamento da troppi dati.

Viste tutte le notevoli opportunità che la tecnologia dell’informazione ha dischiuso, è difficile contestargli l’aspetto negativo della nostra ridotta capacità di focalizzarci su qualcosa, di trovare la calma, di metterci in contatto con le persone che ci stanno a cuore. I social network vomitano incessantemente una tormenta abbacinante di testi, immagini e annunci e noi ne rimaniamo sopraffatti, nell’impossibilità di consumare i messaggi più rapidamente di quanto vengano generati. On-line, ci godiamo l’illusione della compagnia senza le esigenze, o i benefici dell’amicizia. Offline, mettiamo alla prova le nostre amicizie autentiche, fissando delle lastre di vetro invece di goderci la reciproca compagnia.

Ed ora ecco che arrivano gli wearable (indossabili). Sono un tecnologo, un entusiasta, un ottimista. Stravedo per le possibilità della connessione onnipresente (ubiquitous computing), ma sono anche preoccupato dal fatto che la prima generazione di gadget indossabili aggredisce il corpo in modi imprevisti, come prima hanno fatto tante altre tecnologie. La nostra pelle brucerà per il ribollire dei dati? Le nostre orecchie ronzeranno per le notifiche senza sosta? I nostri occhi tremoleranno per il flusso di segnalazioni provenienti dall’abbigliamento e dagli accessori degli altri?

Ci sono così tante opportunità insite nel fatto che ora siamo in grado di indossare i dati. Ma il rischio è che siano loro ad indossare noi. leggi il seguito …

Oltre le keyword: 7 Concetti di SEO On-Page avanzata

Di Cyrus Shepard

MOZ

articolo orginale:

More than Keywords: 7 Concepts of Advanced On-Page SEO

21 Ottobre 2014

“Di che parla questa pagina?”

Come specialisti di marketing, aiutare i motori di ricerca a rispondere a questa domanda fondamentale, è uno dei nostri compiti più importanti. I motori di ricerca non possono leggere le pagine come fanno gli esseri umani, per cui incorporiamo la struttura e gli indizi utili a capire cosa significa il nostro contenuto. Questo fornisce il fattore “pertinenza“, dell’ottimizzazione per i motori di ricerca, che abbina le query ai risultati utili.

Comprendere le tecniche utilizzate per afferrare quel significato, contribuisce a fornire segnali migliori sull’argomento del nostro contenuto e quindi, alla fine, aiuta ad avere un ranking più elevato nei risultati della ricerca. Questo post esplora una serie di tecniche on-page, che non solo si rafforzano l’una con l’altra, ma possono anche essere combinate fra loro in modi sofisticati. leggi il seguito …

La differenza basilare tra pubblicare online e stampare

Gerry McGovern

articolo orginale:

The key difference between online and print publishing

12 Ottobre 2014

Gestire energicamente ciò che è già stato pubblicato, è la differenza fondamentale tra una cultura dell’editoria online professionale e una cultura della stampa tradizionale.

La pagina con la scheda del virus Ebola, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization) è stata visitata milioni di volte. Si tratta di una risorsa essenziale ed estremamente popolare. Eppure, mantenere questa pagina riveduta e aggiornata, è stata una vera e propria sfida, secondo Christopher Strebel, redattore capo del sito web dell’OMS. Il motivo è che l’OMS era così concentrata sulla pubblicazione di nuove informazioni su Ebola, che ha dovuto metterci tutto l’impegno per rivedere e aggiornare anche i contenuti essenziali che erano già stati pubblicati. leggi il seguito …

Perché NON dovreste avere una strategia per il Mobile marketing

Will Critchlow

moz logo

articolo orginale:

Why You Shouldn’t Have a Mobile Marketing Strategy

29 settembre 2014

Prima di iniziare, vorrei far notare l’ironia di scrivere questo post, su un sito che non è ancora stato progettato per i dispositivi mobili. Non sono io quello che deve prendere quelle decisioni, né ho visione della coda degli interventi pianificati sul sito. Continuo a pensare che se ne debba discutere con la comunità, quindi mi limiterò a far notare l’ironia della situazione. In ogni caso, questo post non parla di siti responsive.

Vorrei affrontare una questione più ampia. Ci sono alcuni argomenti di marketing che sembrano dover fare il loro ingresso nelle sale riunioni delle aziende, prima di altri. I Social media sono stati uno di quelli; nel corso degli anni ho sentito un sacco di alti dirigenti che chiedevano: “qual è la nostra strategia sui social media?” E ora sto sentendo: “qual è la nostra strategia per il Mobile marketing?” Ecco perché ho scelto il “Mobile” come tema per la nostra prossima conferenza SearchLove a Londra.

leggi il seguito …

La comodità del cliente

Gerry McGovern

articolo orginale:

Customer Convenience

28 Settembre 2014

Focalizzatevi sulla comodità e l’impegno del cliente, non su esperienza o soddisfazione.

Sei rimasto senza caffè, hai due scelte: chiedi al tuo vicino di casa o guidi fino al minimarket locale. Il tuo vicino di casa, John, è simpatico ma, ragazzi, Parla così tanto! Guidi fino al minimarket.

Non abbiamo sempre voglia di entrare in relazione. Non sempre vogliamo avere un’esperienza. A volte vogliamo solo portare in fondo delle cose, più velocemente e più facilmente possibile.

Perché l’usabilità viene trascurata così spesso?” si chiede Derek du Preez, in un articolo per diginomica di giugno 2014. Derek parla del problema di thetrainline.com, dove c’era “una caduta del 30%, fra il carrello e il pagamento. Come risultato, thetrainline.com sperimentò l’introduzione di processo di acquisto per la clientela ospite (non registrata – n.d.t.), in cui agli utenti non venivano richiesti i loro dati d’accesso, per effettuare l’acquisto“. Non costringendo le persone a effettuare il login, thetrainline.com ha incrementato il suo margine operativo lordo, di oltre 1 milione di sterline all’anno. leggi il seguito …