La guida completa all’uso delle immagini sui Social Media

Saijo George

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articolo orginale:

The Ultimate Guide to Using Images in Social Media

Di solito digeriamo meglio le informazioni visive del contenuto testuale. Quando ottimizziamo le nostre campagne di marketing sui social media, possiamo sfruttare questo fenomeno per ottenere un vantaggio rispetto ai concorrenti, che diffondono contenuti testuali mediante i social media.

Quando si tratta di social media, non si può negare il fatto che le immagini che utilizziamo nel nostro contenuto, possono avere un impatto enorme sul modo in cui il contenuto viene percepito dalla comunità (vedi rif. 1, rif. 2, rif. 3, che sottolineano tutti la stessa cosa).

Quindi, che siate degli esperti di social media, o dei neofiti responsabili della gestione dei contenuti, dovrete sempre controllare bene l’altezza e la larghezza di ogni immagine che pubblicate sui vostri canali preferiti. Fare in modo queste immagini abbiano un bell’aspetto in tutti i formati possibili, è un processo poco appagante e porta via parecchio tempo, soprattutto perché il contenuto può essere acceduto da una grande varietà di dispositivi. Oggi vi mostreremo come affrontare questo problema.

In questo post daremo uno sguardo ad alcuni dei siti dei social media più popolari e vi forniremo tutte le informazioni necessarie, per scegliere le migliori misure e dimensioni delle immagini che volete utilizzare lì. Proverò anche a darvi qualche suggerimento su come ottimizzare queste immagini per la vostra strategia di branding e migliorare il tasso di conversione. leggi il seguito …

Come evitare le aspettative non realistiche che i SEO spesso alimentano – Whiteboard Friday

video originale - Whiteboard Friday Moz.com

Rand Fishkin

moz logo

trascrizione dal video orginale:

How to Avoid the Unrealistic Expectations SEOs Often Create – Whiteboard Friday

12 Dicembre 2014

Salve fan di Moz e benvenuti a questa nuova puntata di Whiteboard Friday. Questa settimana parleremo delle aspettative che i SEO creano e che talvolta risultano fasulle. Non è sempre colpa nostra, ma è comunque sempre una nostra responsabilità, quella di correggere le aspettative che induciamo nei nostri team, nei nostri responsabili, nella dirigenza aziendale e, se siamo consulenti, nei nostri clienti. leggi il seguito …

L’incessante declino della homepage

Gerry McGovern

articolo orginale:

The continued decline of the homepage

6 Novembre 2013

Google è la vostra nuova homepage. Ogni vostra pagina, per qualcuno è una homepage. Dobbiamo superare il concetto della homepage tradizionale.

“Il valore della homepage sta diminuendo”, dichiara un rapporto del New York Times, trapelato nel maggio del 2014. “Solo un terzo dei nostri lettori l’ha visitata. E quelli che la visitano ci passano meno tempo: l’anno scorso le percentuali delle visualizzazioni della hoepage e dei minuti trascorsi sulla pagina per lettore, sono scese di un valore a due cifre”.

“Sui siti di The Atlantic la frazione delle visite che iniziano sulla homepage è sorprendentemente piccola”, ha scritto Bob Cohn, direttore di Atlantic Digital nel 2012. Circa il 13 per cento delle visite al nostro sito principale TheAtlantic.com, cominciano sulla homepage. Abbiamo scoperto che per molti dei siti che monitoriamo, la percentuale di quelli che visitano la homepage sta fra il 5% e il 15% leggi il seguito …

Come scrivere tweet che ottengono un sacco di retweet

How To Write Tweets That Get a Lot of ReTweets

Tim Soulo

articolo orginale:

How To Write Tweets That Get a Lot of ReTweets

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I retweet possono estendere notevolmente la portata del nostro messaggio e portare valanghe di nuovi visitatori al nostro blog. E’ per questo che li amiamo così tanto.

Li amiamo anche perché ci si sente da dio quando le persone sostengono il nostro modo di vedere. Ci mantiene motivati e ci da la spinta a lavorare ancora più duro.

Quindi la domanda è: come si fa ad averne di più?

C’è qualche sistema per scrivere tweet che ottengono un sacco di retweet?

Ho deciso di fare una ricerca su questo argomento; indovinate cosa ho scoperto?… leggi il seguito …

La soddisfazione del cliente non è un buon indicatore del comportamento del cliente

Gerry McGovern

articolo orginale:

Customer satisfaction is not a good indicator of customer behavior

2 Novembre 2014

Le persone sono del tutto inaffidabili nel dirvi che cosa fanno e perché lo fanno.

Ogni anno la compagnia aerea irlandese Ryanair viene votata fra i marchi più antipatici del mondo; eppure ogni anno Ryanair vede un aumento del traffico passeggeri e dei profitti. E’ passata da piccola compagnia aerea regionale che trasportava 200.000 passeggeri l’anno, ad essere una delle più grandi compagnie aeree del mondo per volume di passeggeri (87 milioni all’anno) ed anche fra quelle con i profitti più alti. Quindi, evidentemente, almeno per quanto concerne Ryanair, la soddisfazione non è un indicatore che predice l’utilizzo. leggi il seguito …

Quand’è che un blog è la giusta forma di Content Marketing?

Di Isla McKetta

MOZ

articolo orginale:

When Is a Blog the Right Form of Content Marketing?

6 Novembre 2014

Avete sentito i consigli degli esperti:

La vostra azienda dovrebbe avere un blog“.

Avere un blog aiuta la vostra SEO“.

Perché non avete ancora un blog?

Secondo gli esperti, un blog risolverà tutti i vostri mali di Internet. Avere un blog aumenterà il traffico, espanderà il pubblico, migliorerà l’engagement, vi collocherà in una posizione di autorevolezza e vi permetterà di modellare il messaggio nel vostro mondo.

Il blog è così pubblicizzato come panacea, che potreste pensare che la semplice aggiunta di un blog al vostro sito, potrebbe anche aiutarvi a trovare la moglie perfetta, curare il raffreddore comune e anche trasformare il piombo in oro.

Anche se non voglio negare l’efficacia di un buon blog, sul sito giusto (dico davvero, come scrittrice, sono pro-blog in generale), per ottenere tutte quelle ed altre belle cose, dovete sempre mettere in discussione qualsiasi soluzione che venga pubblicizzata come la risposta giusta per tutti (e per tutto). Allora dovreste avere un blog? leggi il seguito …

Smart Watch, dispositivi indossabili e quella orrenda eruzione di dati

Josh Clark

User Interface Engineering

articolo orginale:

Smart Watches, Wearables, and That Nasty Data Rash

29 Ottobre 2014

Smart Watches, Wearables, and That Nasty Data Rash – Part 2

5 novembre 2014

“data rash”, sostantivo. Una fastidiosa o antiestetica eruzione di informazioni sul polso, o in altri posti della tecnologia indossabile.

Ogni tecnologia ha i suoi sottoprodotti tossici e malattie associate. Le sostanze inquinanti dell’era industriale ci hanno maledetto con i polmoni neri, l’avvelenamento da piombo, le radiazioni e altro ancora. Oggi l’era dell’informazione minaccia di colpirci con i dannosi, anche se meno letali, disturbi dell’inquinamento da troppi dati.

Viste tutte le notevoli opportunità che la tecnologia dell’informazione ha dischiuso, è difficile contestargli l’aspetto negativo della nostra ridotta capacità di focalizzarci su qualcosa, di trovare la calma, di metterci in contatto con le persone che ci stanno a cuore. I social network vomitano incessantemente una tormenta abbacinante di testi, immagini e annunci e noi ne rimaniamo sopraffatti, nell’impossibilità di consumare i messaggi più rapidamente di quanto vengano generati. On-line, ci godiamo l’illusione della compagnia senza le esigenze, o i benefici dell’amicizia. Offline, mettiamo alla prova le nostre amicizie autentiche, fissando delle lastre di vetro invece di goderci la reciproca compagnia.

Ed ora ecco che arrivano gli wearable (indossabili). Sono un tecnologo, un entusiasta, un ottimista. Stravedo per le possibilità della connessione onnipresente (ubiquitous computing), ma sono anche preoccupato dal fatto che la prima generazione di gadget indossabili aggredisce il corpo in modi imprevisti, come prima hanno fatto tante altre tecnologie. La nostra pelle brucerà per il ribollire dei dati? Le nostre orecchie ronzeranno per le notifiche senza sosta? I nostri occhi tremoleranno per il flusso di segnalazioni provenienti dall’abbigliamento e dagli accessori degli altri?

Ci sono così tante opportunità insite nel fatto che ora siamo in grado di indossare i dati. Ma il rischio è che siano loro ad indossare noi. leggi il seguito …