La tragedia delle aspettative modeste (e la trappola dei sogni fasulli)

Seth Godin

articolo orginale:

The tragedy of small expectations (and the trap of false dreams)

24 giugno 2015

Chiedete a un centinaio di studenti della Harvard Business School, se si aspettano di trovare un buon posto di lavoro dopo laureati e tutti quanti risponderanno “sì”.

Chiedete a una vivace ragazzina di dieci anni se si aspetta di avere la possibilità di fare carriera come matematica ed è probabile che abbia già subito il lavaggio del cervello che le farà rispondere “no”.

Le aspettative non sono garanzie, ma ci danno la possibilità di agire come se lo fossero, di barattare il presente per il futuro, di investire nel lavoro duro e produttivo e nel sognare il nostro modo di lasciare il segno.

Le aspettative funzionano per due motivi: in primo luogo, ci danno l’entusiasmo e la fiducia per lavorare sodo, poi, come fa un placebo, in modo sottile cambiano il nostro atteggiamento e ci danno la solidità necessaria a superare i periodi bui. “Verosimilmente” ci danno l’energia per perseverare.

Quando la nostra cultura (i nostri media, le nostre strutture di potere, la nostra società) dicono, “le persone come te non devono aspettarsi di avere una vita del genere”, stiamo commettendo un furto. Stiamo sottraendo qualcosa alle persone in grado di raggiungere obiettivi più alti; la stiamo sottraendo alla nostra comunità. La nostra società (che siamo noi), come può dire “non crediamo che ti laureerai, non ci aspettiamo che diventi un leader, non ci aspettiamo che la gente creda che farai la differenza”?

Quando le persone sono spinte a barattare la loro passione e il loro impegno con l’ingannevole conforto della rinuncia e ad abbassare le loro aspettative, tutti noi perdiamo. E perdiamo anche quando (situazione quasi peggiore nel verso opposto) le persone rimpiazzano le attese realistiche con la ricerca visionaria di sogni immensi e irrealizzabili. I sogni Disneyani sono un modo di nascondersi, perché non arriverà alcun Principe Azzurro.

Le aspettative non sono garanzie. Il pensiero positivo non garantisce risultati, tutto ciò che offre è qualcosa di meglio del pensiero negativo.

Le aspettative che non si accordano con ciò che è possibile sono solo sogni fasulli e le aspettative troppo modeste sono uno spreco. Abbiamo bisogno di insegnanti e manager e colleghi che ci aiutino a scavare più a fondo per scoprire ciò che è possibile, in modo da riuscire a persistere, per renderlo probabile.

Le aspettative non sono desideri, ma il membro di una equazione semplice: questo lavoro, più quello sforzo, più il superamento di quelle difficoltà, portano ad una probabilità di raggiungere quel risultato. Si tratta di una consapevolezza nitida di ciò che è possibile, combinata con una comunità che condivide la vostra visione.

E’ facile manipolare il linguaggio delle aspettative e trasformarle in una tappa transitoria, in un abbandonarsi al “sei da solo”. Ma le aspettative sono contagiose. Le aspettative scaturiscono dalla nostra cultura e soprattutto, l’aspettativa dipende dal sostegno: il sostegno persistente e generoso per creare un luogo in cui il grande balzo potrebbe succedere.

Ci sono dei limiti intorno a noi: stereotipi, condizioni impari, sfide sistemiche, dove invece dovrebbe esserci un sostegno. Queste ingiustizie hanno un impatto silenzioso ma intensamente corrosivo nella mente dei diseredati, nella loro percezione di ciò che è possibile.

Lo specchio che teniamo rivolto alla persona accanto a noi è una delle immagini più importanti che vedrà nella sua vita.

Se possiamo aiutare una sola persona a rifiutarsi di accettare i falsi limiti, avremo dato un contributo. Se siamo in grado di dare alle persone la formazione, gli strumenti e l’accesso di cui hanno bisogno per raggiungere i loro obiettivi, avremo fatto la differenza. E se possiamo dare un contributo a cancellare le storie sistemiche, le tradizioni e le politiche che spingono interi gruppi di persone a persistere sul “meno”, avremo cambiato il mondo.

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