La Lean: un viaggio di 1000 miglia comincia cercando le scarpe

“La fiera dell’ovvio” questa è una delle definizioni che mi è capitato di sentire della Lean. Un’altra che suona meglio potrebbe essere “la rivincita del buon senso”.

Sì avete capito bene…per essere snelli non si devono ricercare le formule complicate, le soluzioni dei geni, ma occorre prima di tutto ricordarsi di seguire le regole di base:

1. Prima di pensare ad una soluzione … siete sicuri di aver capito bene il problema di cui si sta parlando?

Sembra scontato eppure questa è sicuramente una delle regole “ovvie” più infrante. Per fare la riprova di questo basta chiedere agli stessi che propongono le soluzioni chiavi in mano… quasi sempre scoprono da soli di conoscere poco o a volte per nulla il problema.

Vi sarà capitato di sentire soluzioni del tipo: “aumentiamo le risorse impiegheremo meno tempo” oppure “diminuiamo i tempi di lavoro di questa attività”. Non sempre sono soluzioni ai problemi relativi.

2. Utilizzare dati e fatti misurabili …

Altra ovvietà ma direi ugualmente spesso infranta … gli obiettivi di un progetto o attività sono dati con formule del tipo “migliorare il dato processo” oppure “realizzare questo prodotto” …ok ma migliorare di quanto? …oppure realizzare un prodotto ma a quali costi/benefici? per non parlare poi dei tempi…

3. Ricercare le cause dei problemi (non i colpevoli)

Questa mi piace! di solito viviamo in azienda il gioco ad “avanti il prossimo” a cui tocca la colpa… “io ho fatto tutto il possibile, ma se non sono supportato da…” e altre scuse di questo tipo con le discussioni relative. Invece la ricerca delle cause è la strada maestra … potrei nominare anche semplici metodi ad esempio “i 5 perché”, che in fondo sono anche divertenti e aiutano ad individuare le cause dei problemi.

4. Lavorare in Team

Questa nelle aziende si dice sempre, ma quando si fa davvero? Di solito si cade sotto il “fuoco amico”. Invece, lavorare in squadra può dare dei risultati strabilianti, ma significa saper mettere a frutto le conoscenze di tutti, ascoltare gli altri…un cosa veramente difficile. Mi è capitato più volte di fare giochi che evidenziano dinamiche di team, dove quasi sempre la voglia di non far vincere gli altri è più forte di quella di vincere tutti insieme.

5. Quick & dirty

L’ottimo è nemico del bene…

Anche qui, ecco un proverbio di buon senso per spiegare che la Lean dice di tendere alla perfezione, ma non di essere troppo perfezionisti.

Altro modo per dirlo, è che si possono trovare soluzioni non in modo lento ed elegante, ma in modo più veloce anche se un po’ “sporco”. Questo vale ad esempio anche per piccoli problemi: ad esempio, se devo disegnare un processo, intanto usiamo carta e matita… poi dopo potremmo formalizzarlo sul computer.

6. Lavorare con metodo

Non è importante quale sia, i metodi possono cambiare anche con la moda, oltre che ovviamente a seconda del caso che state affrontando. Volete utilizzare la settimana kaizen, oppure il 3p oppure magari mettere in piedi un processo DMAIC oppure altro. Lo scopo è arrivare all’obiettivo (misurabile) e il metodo vi deve servire da aiuto, con il tempo si possono affinare, aumentare…l’importante è usarne uno.

7. Semplicità.

Nascondete il più possibile la complessità, per accendere una TV basta premere un tasto ed usare il telecomando, non serve essere ingegneri elettronici. Cercate le soluzioni cercando di vedere i problemi come un bambino… funziona. Non aggiungete troppo alle vostre soluzioni, poi togliere sarà più difficile.

8. provare, provare , provare.

Una torta viene subito bene? La mia esperienza dice di “no” a meno che non siate già un piccolo “Vissani”.

Come avete potuto constatare la Lean è in effetti un viaggio tra le regole del nostro buon senso, un viaggio più lungo e insidioso di quello che potremmo pensare, ma tutti abbiamo “buon senso”, basta sapersene ricordare e cominciare dalla base…intanto mettiamoci le scarpe e cominciamo a camminare.

Marco Pirri

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