Competizione o collaborazione, il vecchio ed il nuovo paradigma

Marco Pirri

27 Settembre 2012

La Lean promuove la collaborazione ed il lavoro di squadra. Pensando a questo mi viene in mente una scena del film “A beautiful mind”, che molti avranno avuto modo di vedere e che ha come protagonista il matematico John Nash.

In una scena del film c’è un momento in cui il gruppo dei ragazzi in cui si trova anche il matematico, sta per cominciare una competizione per la conquista di una vistosa ragazza “bionda” che si trova nel locale con un gruppo di amiche.

In quell’occasione Nash ha una intuizione geniale: “Adam Smith dovrebbe essere rivisto: Ha detto che il miglior risultato per il gruppo si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé. Incompleto!”. Infatti, “il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo farà ciò che è meglio per sé e per il gruppo…”.

Da quella riflessione ne seguì che, dato che il vero obiettivo di ciascuno era “andare a letto con una ragazza”, il miglior risultato si sarebbe raggiunto con la collaborazione, tutti corteggiando le amiche della bellissima bionda. Infatti, la competizione di tutti i componenti del gruppo per la bionda li avrebbe portati solo ad ostacolarsi l’un l’altro ed i corteggiatori sconfitti, avrebbero avuto poche chance anche con le sue amiche, che si sarebbero sentite offese ed avrebbero girato loro le spalle, “perché a nessuno piace essere un ripiego“.

Un’azienda può vedere nelle partnership e nella collaborazione con altre aziende, una convenienza maggiore che competere fino alla fine… Si pensi ad esempio alla nostra piccola impresa, in cui le aziende collaborano in una catena del valore, che va dal piccolo artigiano fino al cliente. Il piccolo produttore di scarpe potrebbe ad esempio avvalersi di uno studio di design locale disposto ad aiutarlo a creare modelli innovativi. Inoltre potrebbe rivolgersi ad un venditore di tessuti o altri materiali ecocompatibili per sperimentare nuove soluzioni. Per trasportare i propri prodotti potrebbe avvalersi di un trasportatore locale, che gli potrebbe garantire soluzioni personalizzate.

Oppure 2 produttori di scarpe potrebbero fare una partership e specializzarsi uno sulle scarpe sportive e l’altro su quelle classiche…in fondo hanno in comune il fatto di vendere scarpe, magari potrebbero condividere il costo di uno spazio espositivo, o condividere il vettore (corriere) che spedisce la loro merce, spuntando una tariffa migliore. Certamente questi esempi sono semplici e non tengono conto di tutte le difficoltà che possono esserci: burocrazia, tassazione che non aiuta ecc… Ma se si trova la formula per creare “la catena del valore” si innescano dei circoli virtuosi e si fanno i veri salti di qualità.

Si pensi ad esempio ai modelli collaborativi di tipo “Open source” del mondo del software; anche un colosso come Google, per sviluppare il suo OS Android ha avuto bisogno della “comunità” ed è andato in quella direzione. IBM e Sun sono addirittura le antesignane di questo mondo. Questo modello è anche sinonimo di risparmio, ed è proprio con il modello collaborativo Open, con cui tanti protagonisti privati del settore web devono affrontare la competizione più dura.

La Lean si propone così a pieno titolo, come un metodo che spinge verso la collaborazione; ad esempio i Kaizen sono eventi collaborativi per eccellenza. Ottimizzare un processo significa molto spesso coinvolgere tutta la catena, dal primo fornitore fino al cliente e quindi il miglioramento coinvolgerà inevitabilmente più attori, a volte anche esterni… ed ecco che collaborare diventa fondamentale.

Significa anche riporre fiducia nel collega o nel collaboratore, perché si può e si deve pensare in modo “positivo”: chi ci sta accanto è interessato quanto noi a trovare una soluzione che soddisfi gli obiettivi di miglioramento condivisi, basta saper identificare bene gli obiettivi.

Non a caso la settimana Kaizen prevede una fase di survey e preparazione approfondita, proprio per capire i problemi e costituire il team adeguato. L’obiettivo dell’evento di miglioramento deve mantenere la linea guida dello sponsor di progetto, ma allo stesso tempo nell’ottica della “collaborazione”, si deve tenere conto del “sistema azienda” in cui si opera, in modo che la realizzazione del progetto non diventi poi un boomerang.

Mi sorge spontanea la riflessione, che nel mondo di oggi prevale e viene promosso l’atteggiamento competitivo, ad esempio nello sport, nel mondo del lavoro, nella scuola. “Pensare lean” significa anche saper proporre un cambiamento… ovviamente in meglio, il che non vuol dire l’eliminazione assoluta di qualsiasi forma di competizione ma caso mai una ”più equilibrata” coesistenza con la collaborazione.

Marco Pirri

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