La recessione perpetua (e la prossima rivoluzione)

Di Seth Godin

articolo orginale:

The forever recession (and the coming revolution)

29 Settembre 2011

In realtà ci sono due recessioni:

La prima è quella ciclica, quella che inevitabilmente arriva e poi inevitabilmente se ne va. E’ ampiamente provato che intervenendo si può accorciare e ci sono anche indicazioni, che una reazione esagerata è uno spreco o addirittura dannosa.

L’altra recessione invece, quella con la perdita dei “buoni posti di lavoro in fabbrica” e la disoccupazione sistemica, questa recessione, temo che rimarrà per sempre.

Perché crediamo che i lavori che possono essere sistematizzati, scritti in un manuale e/o esportati e per cui siamo molto ben pagati torneranno sempre ad esserci? Internet ha spremuto le inefficienze di molti sistemi, inoltre la capacità di spostare il lavoro, coordinare le attività e digitalizzare i dati, si combinano per eliminare una larga parte dei lavori che l’era industriale aveva creato.

C’è una corsa al ribasso, una lotta dove le comunità derogano alle leggi che regolano il lavoro e la tutela dell’ambiente, al fine di diventare il fornitore più conveniente del mondo. Il problema con la corsa al ribasso, è che si può vincere …

Le fabbriche sono state al centro dell’era industriale. Edifici in cui i lavoratori si riunivano per creare in modo efficiente automobili, ceramiche, polizze assicurative e trapianti di organi; queste sono attività incentrate sul lavoro, luoghi dove le inefficienze locali sono compensate nei guadagni provenienti dalla produzione di massa e dai componenti intercambiabili. Se il lavoro locale costa di più, l’industriale deve pagare; che altra scelta ha?

Non più. Se può essere sistematizzata, lo sarà, se l’uomo medio sotto pressione può trovare una fonte più economica, lo farà, se il consumatore non affiliato può risparmiare un centesimo, cliccando qua o là, allora questo è quello che succederà.

E’ stata l’inefficienza della dislocazione geografica, che ha permesso ai lavoratori locali di guadagnare un salario migliore, ed era l’inefficienza della comunicazione imperfetta che ha permesso alle aziende di aumentare i prezzi.

L’era industriale, quella che è cominciata con la rivoluzione industriale, sta svanendo. Non è più il motore di crescita dell’economia e sembra assurdo immaginare che all’orizzonte ci siano quelle grandi paghe, per un lavoro sostituibile.

Questo rappresenta una discontinuità significativa, una disillusione che cambia la vita di persone laboriose che sperano nella stabilità, ma è improbabile che la ottengano. E’ una recessione, la recessione di un centinaio di anni di crescita del complesso industriale.

Ma non sono un pessimista, perché la nuova rivoluzione, la rivoluzione della ‘connessione’, crea ogni sorta di produttività e nuove opportunità, anche se non per il lavoro ripetitivo della fabbrica, né per il tipo di cose che misura ADP. La maggior parte della ricchezza creata da questa rivoluzione non sembra un lavoro, o per lo meno non a tempo pieno.

Quando tutti hanno un computer portatile e la connessione con il mondo, allora ognuno possiede una fabbrica. Invece di ritrovarsi insieme fisicamente, abbiamo la possibilità di incontrarci virtualmente, per guadagnare l’attenzione, per mettere insieme lavoro e risorse, per fornire valore.

Stressante? Certo che lo è. A nessuno è stato insegnato come farlo, come si avvia, come visualizzarlo, come risolvere problemi interessanti per poi consegnare il lavoro. Alcuni vedono il nuovo lavoro come un miscuglio di piccoli progetti, una pallida imitazione di un lavoro ‘vero’. Altri si rendono conto che questa è una piattaforma per una specie di arte, un terreno di gioco molto più elevato, in cui possedere una fabbrica non è un diritto di nascita di una esigua minoranza, ma qualcosa che centinaia di milioni di persone hanno la possibilità di fare.

La marcia sta per cambiare in ogni caso: in un verso si abbassano le aspettative e ci sarà abbondanza di lavoro malpagato, nell’altro, è una corsa verso l’alto, in cui gli individui che sono in attesa di istruzioni cominciano invece a darne.

Il futuro somiglia molto più al marketing (è improvvisato, si basa su l’innovazione e l’ispirazione e comporta la connessione tra due o più persone) e molto meno al lavoro in fabbrica, in cui fai quello che hai fatto ieri, ma più velocemente e ad un prezzo più basso.

Questo significa che può essere necessario cambiare le nostre aspettative, la nostra formazione e il modo in cui parteciperemo al futuro. Eppure, è meglio che combattere per uno status quo che non sussiste più. La buona notizia è chiara: ogni recessione perpetua è sempre seguita da una intera vita di crescita generata dalla cosa successiva …

La creazione dei posti di lavoro è un falso idolo. Il futuro è fatto di lavori a termine, risorse, arte e una serie sempre mutevole di partnership e progetti. Cambierà il tessuto della nostra società strada facendo. Nessuno dice che ci debba piacere il cambiamento, ma prima lo vediamo e ci prepariamo per diventare un pilastro insostituibile, più rapidamente svanirà la sofferenza, mentre ci metteremo al lavoro che deve (e ora può) essere fatto.

Questa rivoluzione è grande almeno quanto l’ultima e l’ultima ha cambiato ogni cosa.

Seth GodinSeth Godin

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