Una fine dei libri

Seth Godin

articolo orginale:

An end of books

15 Agosto 2013

I libri, quei documenti cartacei rilegati, sono parte di un ecosistema. Un ecosistema che era perfetto e che sta rapidamente morendo.

Le idee non spariranno presto e neppure le parole, ma mente l’ecosistema muore, non solo appassiranno i sistemi aziendali predominanti che gravitano attorno al libro di carta, ma scompariranno anche molti degli elementi preziosi legati al suo consumo.

LA LIBRERIA come la conosciamo è condannata, perché molte di queste imprese passeranno dal fare qualche soldo, a perderne un po’, ogni giorno. Ed è difficile sostenere perdite giornaliere per molto tempo, in particolare quando si è poco capitalizzati; non possono utilizzare il negozio come un prodotto sottocosto e non intravedono alcuna speranza all’orizzonte.

La morte della libreria è causata dalla migrazione verso gli e-book (non sarà necessario che tutti i libri per diventino ‘e’, perché le cose cambino), come pure da una nuova esperienza di acquisto e da una selezione di libri online, superiori. Se la funzione di una libreria è quella di immagazzinare ogni possibile libro e vendervelo in modo rapido ed a basso costo, la libreria è finita.

LA BIBLIOTECA zoppica, anche perché molte di esse hanno dovuto soccombere, diventando una alternativa gratuita a Netflix o ai Blockbuster chiusi. Al diminuire delle persone che si immergono in un mare di libri stampati, le biblioteche non avranno altra scelta che smettere di immagazzinare quel mare di oggetti costosi che pochi utilizzeranno.

L’EDITORE TRADIZIONALE è culturalmente collegato al libraio. Quello è il loro cliente, non voi, i lettori (avete mai provato a chiamare il servizio clienti di un editore di libri?). Allo scomparire dei librai e dato che la natura “open” della piattaforma e-book premia i singoli individui ed i soggetti più piccoli e agili, molte persone, nel campo dell’editoria tradizionale, scopriranno che le loro particolari capacità non saranno più così valutate come lo erano una volta.

FARE UNA COSA ALLA VOLTA è un anacronismo. Appena gli e-books si sono spostati dal Kindle all’iPad, la magia della lettura è stata minacciata dall’opportunità, di poter controllare l’e-mail (“solo un secondo”), di scambiare due parole con gli amici, o da un SMS in arrivo.

LETTURA PER IL PIACERE si è in gran parte estinta a causa di quattro generazioni di filosofie di insegnamento di dubbia qualità. Trattando di un libro come un compito a casa e come una punizione, abbiamo cresciuto persone che non agognano a leggere. Più di una volta, degli amici mi hanno detto, “dovresti essere veramente contento, ho perfino finito il tuo nuovo libro”. La mia ipotesi è che nessuno dica lo stesso a Laurence Fishburne riguardo al suo nuovo film. Con gli e-book non c’è nessun vero problema di pirateria, perché la maggior parte della gente non pensa che valga la pena di rubare libri.

L’AMATO SCAFFALE dei libri (o la libreria a parete) mostra meno i segni dell’uso e gode di meno rispetto di quanto non ne avesse un tempo. Oggi, siamo meno propensi a giudicare qualcuno in base alle sue proprietà e la conoscenza dei libri, che in qualsiasi altro periodo storico degli ultimi 500 anni. E quello scaffale creava accostamenti, possibilità e ce le suggeriva, quando avevamo bisogno di suggerimenti. Dieci generazioni fa, solo il ricco e l’erudito possedevano i libri. Oggi, sono gratuiti sulle tabelle della raccolta differenziata locale.

IL RIFLESSO DI PAVLOV svanirà. Andate in una libreria tranquilla, civile, rispettato giardino di idee, una persona entra in relazione con voi vi porge un libro, lo incarta, vi addebita una somma di denaro sorprendentemente piccola e andate a casa, pronti a rannicchiarvi per cinque, o sei, o 30 ore, immergendovi in un nuovo mondo o in un nuovo contesto di idee. Poi prendete quel volume, che è stato progettato per durare un secolo, senza che sia necessaria alcuna tecnologia e lo passate ad un amico, o lo mettete nel posto giusto sulla vostra libreria. Il vostro cervello è stato condizionato affinché gli venisse insegnato ad essere aperto a queste idee, ad essere rispettoso del volume stesso. Perché tutti gli elementi dell’ecosistema, a partire dell’autore, che ci ha messo un anno, all’editore che ha curato il libro, al designer che ha disegnato la copertina e poi lo stampante e il negozio … tutti sono perfettamente allineati per creare questo metodo di consumo.

Nessuno di questi cambiamenti, da solo, è sufficiente ad uccidere un tale venerabile mezzo di diffusione delle informazioni e pietra angolare della cultura, come il libro. Ma tutti insieme? Sto scrivendo da un treno pieno di pendolari suburbani istruiti, di classe sociale medio-alta, di ogni genere ed etnia (e fino a poco tempo fa, compratori di libri). A colpo d’occhio vedo 40 persone, di cui 34 stanno utilizzando i dispositivi elettronici, due sono addormentate ed esattamente una persona sta leggendo un libro tradizionale.

Sì, stiamo entrando in una nuova epoca d’oro per i libri, un’era con più libri ed e-book da essere scritti e letti, oggi più che mai. No, i libri non saranno completamente eliminati, così come i dischi in vinile sono ancora in giro (un nuovo negozio di vinile sta aprendo proprio nella mia piccola città). Ma vi prego, non trattenete il respiro sperando che ogni pezzo del prezioso ecosistema riprenda vigore.

E’ proditorio nei confronti della mia tribù scrivere queste parole? Non sto sostenendo che si debba sbattere fuori della porta l’ecosistema, ma piuttosto sto incoraggiando noi stessi a non sprecare troppo tempo a cercare di salvarlo. In primo luogo, è una battaglia persa, ma ancora più importante, di fronte a noi abbiamo delle grandi opportunità.

Venti anni fa, vidi il web e la liquidai come senza futuro. Dissi che era una imitazione a economica di Prodigy, ma più lenta e priva di un modello di business. In parte, non avevo proprio capito, ma l’altra grande parte di me voleva che Prodigy (un mio cliente) avesse successo, insieme a un modello di business che avevo compreso. Come risultato della mia arroganza, persi la possibilità di usufruire di un media nuovo di zecca.

Temo che le nostre connessioni culturali e aziendali con i libri come sistema di diffusione possano renderci ciechi alle alternative.

Non sono triste come potrei essere, per aver scambiato i nostri libri per qualche alternativa favolosa mescolandoci con dei perditempo. Però sì, dopo 500 anni, dopo aver costruito non una, ma diverse industrie attorno alla creazione, la pubblicazione, la distribuzione e lo stoccaggio dei libri, sono abbastanza nostalgico.

Ho chiamato questo post, “Una fine” invece che “La fine”. Come sempre, reinventeremo. Abbiamo ancora bisogno di idee, e le idee hanno bisogno di contenitori. Abbiamo sviluppato più e più modi per far viaggiare quelle idee e perché potessero incidere e ora tocca a noi capire come costruire un ecosistema attorno a loro.

Seth GodinSeth Godin

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