La differenza basilare tra pubblicare online e stampare

Gerry McGovern

articolo orginale:

The key difference between online and print publishing

12 Ottobre 2014

Gestire energicamente ciò che è già stato pubblicato, è la differenza fondamentale tra una cultura dell’editoria online professionale e una cultura della stampa tradizionale.

La pagina con la scheda del virus Ebola, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization) è stata visitata milioni di volte. Si tratta di una risorsa essenziale ed estremamente popolare. Eppure, mantenere questa pagina riveduta e aggiornata, è stata una vera e propria sfida, secondo Christopher Strebel, redattore capo del sito web dell’OMS. Il motivo è che l’OMS era così concentrata sulla pubblicazione di nuove informazioni su Ebola, che ha dovuto metterci tutto l’impegno per rivedere e aggiornare anche i contenuti essenziali che erano già stati pubblicati.

Questa è una sfida fondamentale che devono affrontare quasi tutti i siti web. L’urgenza di pubblicare nuovi contenuti fa parte del DNA di ogni organizzazione. Per molti, questo è il punto centrale e l’essenza del pubblicare contenuti. E’ il motivo per cui il sito esiste: pubblicare cose.

Alla maggior parte delle organizzazioni, rivedere, rinnovare e nel caso, rimuovere, ciò che è già stato pubblicato, è un concetto totalmente estraneo. Ci sono due ragioni principali di questo atteggiamento: in primo luogo, l’organizzazione sente di dover sempre dimostrare che sta facendo qualcosa di nuovo.

Specialisti di marketing, comunicatori, addetti alle pubbliche relazioni e altri professionisti dei contenuti, sono ossessionati dal nuovo, che si tratti di nuovi clienti, nuovi eventi, nuovi prodotti, nuovi programmi o nuove iniziative. Raramente vedono come parte del loro lavoro, concentrarsi sui clienti attuali, i programmi in corso, ecc…

In secondo luogo, nel mondo della stampa, di rado è necessario preoccuparsi troppo del vecchio contenuto stampato. La stampa degrada e scompare nel tempo. Dov’è adesso quell’opuscolo stampato, o quella scheda avete pubblicato nel 2010? La maggior parte della stampa finisce nella pattumiera della storia.

Non è così per il digitale. Come un buon vino, i contenuti digitali tendono a ‘migliorare’ nel tempo. ‘Migliorare’ nel senso che si posizionano più in alto nei risultati dei motori di ricerca, raccolgono più link, ecc… A meno che il contenuto vecchio non venga manutenuto, finisce per proliferare e strangolare l’utilità del sito web.

Se non esiste nessun processo per rimuovere i contenuti obsoleti, allora, invecchiando, il sito diventa meno utile. Anno dopo anno, la percentuale di contenuto inutile, o di poco valore, cresce rispetto a quello utile e di grande valore. La mancanza di un energico processo di revisione significa che molto rapidamente il sito web diventerà ingestibile.

Per molti professionisti del web, l’idea di potersi concentrare sul miglioramento continuo delle attività principali dei propri clienti, è un sogno irraggiungibile. Le loro vite lavorative sono governate da un’organizzazione vorace, in costante necessità di dimostrare che esiste, che è rilevante, che sta facendo qualcosa. Si tratta del culto del volume: più pubblichiamo, più siamo importanti.

Questo modo di pensare arcaico e profondamente negativo, è estremamente dannoso, ma sarà difficile da cambiare, perché spesso sono i dirigenti di livello alto e intermedio, gli editori più insaziabili. I sorrisi insulsi di politici o le immagini super vanitose di dirigenti che si stringono la mano, sono ormai spariti dalla maggior parte dei siti, ma il culto dell’ego organizzativo ha ancora un cuore forte, che batte.

Non interessa a nessuno, lasciate perdere. I clienti non sono più leali. I migliori dipendenti sono sempre alla ricerca di nuove opportunità di carriera. Tutti vanno di fretta. Concentratevi su ciò che conta di più per i vostri clienti e ricordate: raramente sarà ciò che conta di più per voi.

Gerry McGovernGerry McGovern

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