Quello che le content farm ci insegnano sui contenuti

Gerry McGovern

articolo orginale:

What content farms teach us about content

12 Gennaio 2014

Sul Web, il contenuto ci mette in grado fare qualcosa.

Una mania di pochi anni fa erano le “content farm“. Tuttavia, come Andrew Wallenstein ha scritto nel 2013 per Variety, “Il futuro delle cosiddette content farm appare cupo, di fronte al disgregarsi del business incentrato sulla ricerca”. Wallenstein si focalizza su Demand Media, che quando si quotò in borsa nel 2011, vide la sua capitalizzazione di mercato salire oltre i 2 miliardi di dollari, “facendo schizzare il valore dell’azienda (che allora aveva solo 5 anni di vita) oltre quello di New York Times Co. Confrontate quegli apici di allora, con la posizione in cui Media Demand si trova oggi, dopo essere scesa a circa un quarto del suo valore di picco. Per la prima volta da quella IPO (offerta pubblica iniziale), i ricavi del trimestre più recente sono in calo, confrontati con lo stesso trimestre dell’anno scorso (Year-over-Year)”.

Demand Media è una “content farm”. E’ arrivata alla fama e alla fortuna individuando le  ricerche popolari e creando contenuti economici e nomi di dominio che si conformassero a quelle ricerche. Sapete, quando cercate “blu ray 3D” e il primo link è 3dblurayplayers.com, cliccate e non trovate nulla, eccetto gli annunci di 3D Blu ray? Demand Media guadagna soldi se voi cliccate su questi annunci. Avete presente, quando volete imparare a fare qualcosa e finite su una pagina ‘come si fa per …’ scritta male, pressoché inutile? E’ probabile che l’abbia scritta un cosiddetto ‘mulo’ di Demand Media. E’ stato un modello di business estremamente redditizio per un po’, perché raggirava i motori di ricerca.

Ma Google osservava. Non gli piacevano le content farm, perché sapeva che la gente odia lo spam nei risultati delle ricerche, tanto quanto lo spam con le e-mail. Ha cominciato penalizzando pesantemente questi siti di spam, facendo crollare le loro posizioni e sgretolando i loro modelli di business. Entro un breve periodo, il traffico verso i siti di Demand era sceso del 40%, ed il titolo ha cominciato a scendere in picchiata.

Per fermare la caduta verticale del traffico, Demand ha cambiato strategia, concentrandosi sul tentativo di migliorare la qualità dei loro contenuti. Ironia della sorte, questo ha avuto un effetto negativo sulle entrate, perché, come scrive Wallenstein, è diminuito il click-through sugli annunci, in quanto le persone leggevano gli articoli al posto degli annunci”. Questo sviluppo è interessante, non è vero? Da quando Demand ha migliorato la qualità dei suoi contenuti, meno persone cliccano sugli annunci.

Per coloro che sperano di fare i loro soldi solo mediante i contenuti, è proprio come un cane che si morde la coda. Migliore è il contenuto, più basso è il tasso di click sugli annunci. La gente comincia a notare gli annunci, solo quando è insoddisfatta, quando non vogliono più leggere. E’ una scelta difficile fra la padella e la brace, per gli editori. Non ci sono abbastanza persone che sono disposte a pagare per contenuti di qualità e se volete fare abbastanza soldi mediante gli annunci pubblicitari dovete abbassare la consistenza del contenuto e rendere la pagina irritante. Infatti, più irritante e di bassa qualità è la pagina, più rapidamente la gente cliccherà per andarsene, con la speranza che clicchino a sufficienza sugli annunci (anche se solo per caso). Naturalmente, seguendo questa strategia, alla lunga si avvelena il valore del brand. La gente visita il vostro sito web, trova spazzatura, fa clic e se ne va per non tornare mai più.

Allora, qual è la soluzione? Per cominciare, dobbiamo accettare il fatto che il modello dell’editoria e della pubblicità tradizionali, funzionano male sul web (a meno che non si voglia fare spamming alla gente). Il contenuto non è un fine sul web. Il contenuto è abilitante. Si fanno i soldi con quel contenuto, quando mette in grado le persone di fare qualcosa. Rendete il contenuto gratuito e ricavate il vostro reddito da quello che riescono a fare le persone con i vostri contenuti.

Gerry McGovernGerry McGovern

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