L’inserzionista ora è il cliente

Gerry McGovern

The customer is now the advertiser

7 Maggio 2017

Quando da giovane guidavo lungo una solitaria strada di campagna, vedere un cartellone era una bella distrazione dalla noia del bianco e nero che vedevamo di tutti i giorni. Essere interrotti dalla monotonia era una gradita sorpresa in un mondo dove c’era un sacco di tempo da ammazzare.

Oggi è come se fossimo tutti a Las Vegas; è un’attività senza sosta 24 ore al giorno, e le nostre esperienze e il tempo da dedicare a noi stessi sono qualcosa a cui teniamo sempre di più. C’è così poco tempo, così tanto da scegliere, e noi vogliamo fare la nostra scelta.

Un elemento essenziale del Web è che ci dà un maggiore controllo. Nel vecchio mondo il contenuto era come una strada lunga e diritta. Ma con l’invenzione del link abbiamo enormemente più scelte su dove e quando possiamo svoltare per dirigerci in un’altra direzione. Il motore di ricerca è come un’auto che possiamo accelerare e dirigere nella direzione in cui vogliamo andare. I nostri smartphone sono progettati per reagire istantaneamente ad un tocco, o a un movimento. Il Digitale ci dà molto di più, ci conferisce il controllo e noi lo amiamo. Il Digitale ci ascolta come un assistente personale, aspettando pazientemente un nostro comando.

In questo nuovo mondo tonificante e spossante, in un angolo c’è un vecchio zio scontroso, che brontola dei bei tempi andati, lamentandosi di come nessuno lo ascolti più. Lo zio Advertising ha ancora molta ricchezza e potere, ma per le generazioni più giovani e più istruite, è uno strazio irritante, che li interrompe con cose irrilevanti e inutili assurdità. “La società non ha bisogno di pubblicità come una volta”, afferma una relazione di Forrester pubblicata nel maggio 2017. “La gente ha meno tempo per i media che si basano sulle interruzioni”. Il rapporto prevede che nei dodici mesi successivi, circa 2.9 miliardi di dollari saranno rimossi dai budget dei banner e display pubblicitari.

Come i display e i banner pubblicitari siano riusciti a raggiungere un budget così massiccio, è una testimonianza della stupidità umana e dell’incapacità di smettere di fare ciò che ci hanno insegnato a fare all’università. Ci sono le stesse probabilità che veniate colpiti da un fulmine, o che scaliate il monte Everest con una mano legata dietro la schiena, che facciate un clic su un banner pubblicitario. (Secondo AdAge, i tassi medi di clic sono dello 0,35% e la maggior parte di coloro che fanno clic sono persone annoiate senza alcuna intenzione di acquistare, o sono bots per alterare le statistiche).

Qual è il futuro? Il futuro è un posto dove i marchi devono cominciare a guidare lungo la strada, con gli occhi e le orecchie che guardano e ascoltano attentamente la pubblicità che i consumatori stanno pubblicando. Sì, la situazione si è capovolta. Nel Digitale il consumatore ora è l’inserzionista; una ricerca su Google, o un comando ad Alexa di Amazon, può essere considerato il vostro annuncio di qualcosa che vi interessa.

Il futuro è per coloro che ascoltano (per davvero) ciò che i clienti stanno dicendo, e poi rispondono in modo appropriato e rapido. Se lavorate per una grande organizzazione, allora quanto è difficile ascoltare realmente e rispondere ai clienti? Lo so, lo so, è incredibilmente difficile. Ma sono gli ascoltatori digitali, e coloro che rispondono, quelli che padroneggeranno le autostrade dell’informazione.

Pause That Depresses: Forrester Sees Advertiser Revolt as Beginning of the End

The End Of Advertising As We Know It: Forrester report

Gerry McGovernGerry McGovern

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