Twitter e Facebook influenzano la SEO, Google e Bing confermano

Di Rand Fishkin

SEOmoz

articolo orginale:

Google + Bing Confirm that Twitter/Facebook Influence SEO

2 Dicembre 2010

Il primo dicembre, sia Bing che Google hanno confermato, in una eccellente intervista di Danny Sullivan, che i link condivisi con Twitter e Facebook hanno un impatto diretto sul posizionamento della ricerca (oltre agli effetti positivi di secondo livello, che possono avere sul grafo dei link).

E’ molto tempo che i SEO lo sospettavano; in effetti, molti di noi avevano postulato che stava accadendo a novembre dell’anno scorso, in seguito agli annunci della partnership fra Bing e Twitter, ma questa conferma ufficiale è un sostanziale passo in avanti.

Nella stessa intervista, oltre a quella rivelazione, è venuto fuori un altro dato cruciale:

Danny Sullivan: se un articolo viene ‘re-tweeted’ o citato in Twitter, molte volte, lo contate come un segnale, indipendentemente dal fatto di trovare un qualsiasi link ‘nofollow’ che può produrre?

Bing: guardiamo l’autorità sociale di un utente. Guardiamo quante persone segui, quanti ti seguono e questo può aggiungere un po’ di peso al posizionamento nei risultati della normale ricerca. Ha un peso molto più grande nella Social Search di Bing, dove i tweet da più persone autorevoli saliranno in cima, quando viene utilizzato l’ordinamento per migliore pertinenza.

Google: Sì, noi lo utilizziamo come un segnale. Viene usato come segnale nella nostra ricerca normale e per le news. Lo usiamo anche per migliorare le nostre news nella universal search contrassegnando quante persone hanno condiviso un articolo.

Danny Sullivan: tentate di calcolare l’autorità di chi fa i tweets, per assegnarla alla loro pagina di Twitter? Se lo fate, provate individuare chi sono?

Bing: Sì. calcoliamo l’autorità di chi fa i tweets. Per noti personaggi pubblici o editori, li associamo con la loro identità. (Per esempio, se si ricerca ‘Danny Sullivan’)

Google: Sì, calcoliamo e utilizziamo la qualità dell’autore. Non sappiamo chi sia nella vita reale 🙂

Danny Sullivan: calcolate se un link ha più peso a seconda della persona che fa i tweet?

Bing: Sì.

Google: Sì, noi lo utilizziamo come un segnale, soprattutto nella sezione “Top links” [nella ricerca real time di Google]. L’autorità dell’autore è indipendente dal PageRank, ma al momento, nella normale ricerca web, è utilizzata solo in situazioni limitate.

Ora sappiamo che queste attività di condivisione di link su Twitter e su Facebook sono valutate in base alla persona o entità che effettua la condivisione, mediante un punteggio che Google chiama ‘Author authority’ e Bing ‘Social Authority’.

Probabilmente possiamo prevedere un sacco di segnali che stanno a cuore ai motori di ricerca, quando si tratta di condivisione sociale; alcune delle mie ipotesi sono:

Diversità delle fonti: Avere 50 tweets di un link da un solo account Twitter, così come avere 50 link da un solo sito, non è così prezioso come 50 tweets da 50 account differenti.

Distribuzione nel tempo: la diffusione del link che si verifica quando un RSS feed pubblica per la prima volta una storia, può essere preziosa per il principio QDF [ Query Deserves Freshness: algoritmo di Google che privilegia le informazioni recenti per migliorare la qualità dei risultati n.d.t.], ma i tweet ed altri tipi di condivisione dei vecchi contenuti, potrebbero essere visti come un segno ancora più indicativo di valore e interesse duraturo, piuttosto che una mera condivisione delle novità.

Contenuto circostante: il messaggio o i messaggi che accompagnano il link potrebbero dare ai motori informazioni essenziali sulla loro potenziale rilevanza e sull’argomento e potrebbe anche colmare il vuoto lasciato dal testo del link mancante, in particolare su Twitter.

Livello di interesse suscitato: la quantità di clic, retweet, ‘mi piace’, ecc (se e quando sono misurabili) potrebbe certamente dare un contributo a stabilire quanto peso dare al link.

Possiamo tentare qualche ipotesi su alcuni dei segnali che Google e Bing usano per la Social e Author Authority, nel contesto della fonte che condivide o che fa il tweet:

Quantità di amici o followers: come per i link, anche qui è probabile che più ce ne sono e meglio è, anche se presumo che ci sia un rischio: gli account di bassa qualità gestiti dai ‘bots’ e quelli fasulli, possono essere filtrati via (e possono essere molto più facili da individuare rispetto ai link di spam, a causa della difficoltà di raccogliere followers e amici legittimi).

Importanza degli amici e dei followers: anche gli amici ed i followers che avete, allo stesso modo delle vostre sorgenti di link, probabilmente giocano un ruolo. Se guadagnate followers con alta ‘autorità’, voi stessi dovete essere una persona con alta autorità.

Analisi della reciprocità amici e followers: proprio come nell’analisi editoriale dei link che fanno i motori, considerare se un utente ‘social’ si sta impegnando in un rapporto di tipo follower o following puramente per scopo di reciprocità, o se si tratta di vero interesse, potrebbe essere un elemento del punteggio dell’autorità. Se avete 100K followers e siete followers di 99K di loro, ma lo scambio di messaggi tra voi è molto basso, non siete probabilmente autorevoli come un account con 100K followers e 5K following, ma in cui quei following sono costantemente impegnati nel condividere con retweet, ‘mi piace’, ecc.

Focalizzazione sull’argomento e pertinenza: anche la coerenza o gli schemi che emergono nei vostri comportamenti di condivisione potrebbero essere oggetto di valutazione, utilizzando l’analisi semantica dell’argomento, o degli schemi delle fonti dei link condivisi o di cui viene fatto un re-tweet. Infatti l’autorità potrebbe anche essere limitata ad un argomento specifico, cosicché quando un SEO di rilevo fa il tweet di un link di notizie sulle celebrità, produca un effetto minore rispetto a quando fa il tweet di un link ad una risorsa di web marketing.

Vizio di associazione: ho il sospetto che Google e Bing facciano un buon lavoro nell’associare gli autori social, con i siti e domini di cui ‘fanno parte’, rispetto a quelli indipendenti. A volte, può essere facile, come guardare l’URL associato all’account, altre volte potrebbe essere basato su modelli comportamentali, come per esempio, dove puntano i link di cui fate più spesso tweet o che condividete, oppure se il vostro account è elencato nelle pagine di quel sito. In sostanza, se @randfish fa il tweet di un link a *.seomoz.org, significa probabilmente meno di quando faccio il tweet di un link a bitlynews, o quando qualcuno al di fuori dell’azienda fa il tweet di un link a SEOmoz.

Questi segnali rappresentano solo le mie opinioni e anche se è molto probabile che almeno qualcuno di questi venga utilizzato, è ancora più probabile che ve ne siano molti altri che non sono elencati sopra. Col tempo, speriamo di scoprire di più sull’impatto della condivisione sociale sul ranking web e su come possiamo combinare SEO e social media marketing al meglio.

Per me, la parte più entusiasmante di tutto questo è la possibilità di ridurre lo spam e tornare ad un modello più puramente redazionale. Anche se la gente spesso mette link, legge e fruisce contenuti da fonti che usano i link in modo strumentale, veramente pochi di noi probabilmente seguiranno un account Twitter, diventeranno amici di qualcuno su Facebook, o cliccheranno su ‘mi piace’, su un sito social fasullo, strumentale o puro spam. Il social graph non è necessariamente più pulito, ma la complessità dello spam è molto più bassa.

Ecco l’evoluzione del marketing naturale: ricerca, social, contenuti, blog, links; tutto sta convergendo più rapidamente che mai e questa è una cosa molto buona per i web marketer con una visione globale.

Rand FishkinRand Fishkin

Traduzione di

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