Fare bene la SEO on-page nel 2012 e oltre – Whiteboard Friday

Video originale

Rand Fishkin

SEOmoz

trascrizione dal video orginale:

Getting On-Page SEO Right in 2012 and Beyond – Whiteboard Friday

12 Ottobre 2012

Salve, fan di SEOmoz e benvenuti ad un’altra edizione di Whiteboard Friday. Questa settimana parleremo di come si fa una corretta SEO on-page nel 2012, cioè nell’era moderna e oltre. La vecchia scuola SEO, vale a dire la SEO on-page è ancora la prima linea, nella mente delle persone.

In effetti, se avete un account su SEOmoz Pro, avrete a disposizione un sacco di quel genere di materiale classico della vecchia scuola, facilmente misurabile, come l’ottimizzazione mirata per le parole chiave, nei vostri report sulla SEO on-page ed è una cosa importante. E’ ancora importante, parlerò proprio di questo. Ma ci sono un sacco di altri nuovi aspetti e come SEO dobbiamo pensare, in termini di ciò che veramente significa l’ottimizzazione on-page nell’epoca moderna.

Cominciamo con una piccola lezione di storia: la vecchia SEO on-page comprendeva delle prassi consolidate, come “guarda, questi elementi hanno una maggiore correlazione con le pagine che ottengono buoni risultati in Google”, il che non significa necessariamente che questo individui una causa, ma significa che molte persone che hanno successo, stanno lo stano facendo e quindi magari, dovremmo seguire le loro orme.

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Mi riferisco a cose come: l’utilizzo di parole chiave, inserire le frasi chiave, una o due volte all’inizio del tag title. E’ la parola chiave con corrispondenza esatta, inserita qualche volta nel corpo del testo e poi con corrispondenza parziale. Può variare il numero di ripetizioni e probabilmente non ha nulla a che fare con la densità, ma vogliamo mettercele. Magari cerchiamo di inserirle nel primo paragrafo, in modo che chi sta leggendo trovi il testo pertinente.

Cerchiamo di mettere la parola chiave nella URL, se possibile, perché sappiamo che l’URL verrà scritto su altre pagine web, come testo di un link che punta al nostro sito, il che significa che da questo ricaveremo qualche anchor text con le nostre parole chiave. Potremmo mettere la parola chiave nei tag H1… Hx, ma questo punto è sempre stato poco chiaro; in realtà non sappiamo se conti davvero.

Potrebbe essere uno di quegli elementi che presenta una correlazione molto bassa, almeno in termini di ranking, per cui non siamo veramente sicuri che sia importing01ante, ma in ogni caso sappiamo che è meglio inserire le keyword nei titoli dei paragrafi, in modo che quando qualcuno arriva sulla pagina, pensi: “Oh sì, guarda, c’è la parola chiave che cercavo in questo articolo (o questo post o questa pagina di vendita online di un prodotto, o questa categoria), qualunque essa sia, è la cosa che voglio”.

Poi ci sono le keyword nell’attributo ALT delle immagini: abbiamo un’immagine con un attributo ALT e dentro, la parola. L’attributo ALT è nel codice del tag dell’immagine stessa e vogliamo metterci lì la parola chiave. Pareva che avesse una correlazione sorprendente con le pagine che andavano meglio.

Vogliamo le parole chiave nei link che puntano alle pagine all’interno del nostro stesso sito: frasi chiave negli anchor text interni. La gente segue ogni genere di percorso per cercare di portare a termine il loro compito. Sì, vogliamo buttare là alcuni termini e frasi correlate, una specie di ottimizzazione rispetto agli algoritmi del genere “topic modelling” (modelli statistici per identificare gli argomenti trattati in un testo n.d.t.).

Perfetto, Bene! Non è che queste cose nonimg0 siamo più importanti, non è che tutto questo non valga più niente, ma non è certo l’unica cosa a cui dobbiamo pensare nel 2012. Voglio dire che ottimizzazione on-page è cresciuta e si è ampliata, come tutta la SEO nel suo complesso. Questo (riferito alla parte destra della lavagna) è ciò che intendo, quando parlo degli ottimizzatori on-page dell’era moderna.

La prima cosa e la più importante è che la SEO non è più una gran novità e neppure la ricerca. Il solo essere posizionati per qualcosa, produceva un sacco di valore in termini di visite, brand awareness e magari in molti casi, anche conversioni. Ma se non facciamo in modo, che l’intento di chi cerca (ciò che gli utenti vogliono) e lo scopo del contenuto della pagina, si sovrappongano, tutto questo ce lo perdiamo.

La gente abbandona i risultati della ricercaimg1 molto più rapidamente che in passato. Il posizionamento non porta necessariamente traffico. A volte vediamo un click-through rate in posizione due, tre, o quattro, superiore di quello in prima posizione, perché quelli, nell’elenco dei risultati appaiono più interessanti. Abbiamo visto che i tassi di abbandono sembrano essere presi in considerazione, magari indirettamente, da Google e da Bing.

Quindi, sta succedendo qualcos’altro. E se siamo in grado di risolvere questa equazione, risolvere questo diagramma di Eulero Venn, vi prometto che vi accadranno cose meravigliose con la SEO. E’ qualcosa a cui non sempre abbiamo pensato in passato ma a cui adesso dobbiamo prestare attenzione, e cioè: di che cosa è alla ricerca l’utente? Questo è il cerchio rosso del diagramma.

img10aL’utente vuole qualcosa quando fa una ricerca. Diciamo che cerca “orologi creativi”. Vi faccio vedere il mio orologio. E’ molto “cool”, vero? Design di orologi creativi, vedete? E’ il mio orologio ZIIIRO, è super cool. Dovreste cercarlo, si chiama ZIIIRO. Lo metto qui sul tavolo.

Questo orologio ZIIIRO è molto creativo, ma sul loro sito hanno fatto una pessima SEO. Mi scuso per questo, è un’osservazione che riguarda solo il sito. Quindi, se sto cercando orologi con design creativi e ciò che la pagina mi offre sono marche di orologi di cui ho già sentito parlare, che non sono particolarmente creativi e per me non sono particolarmente unici o utili, non troverò quello che cerco. Forse per alcune persone vanno bene, forse per alcune persone esiste una sovrapposizione fra i due insiemi. Ma così si fa una selezione.

Dovete fare questa area più grande possibile. Dovete fare in modo che il maggior numero di persone che vogliono la cosa che digitano nel motore di ricerca e ciò che la pagina fornisce, sisovrappongano. Se riuscite a fare in modo che questo diagramma di Venn diventi un cerchio, avete vinto. Avete vinto la sfida SEO. Questo è incredibilmente importante.

Bene, fate in modo che il vostro sito spicchi fra i risultati della ricerca. img1aQuesto significa Schema.org. Questo significa “rel=author”, significa XML Sitemaps per i video, significa tutti i tipi di nuovi markup, che si possono mettere in un risultato di ricerca. Così voglio il mio rel=author, in modo che io possa apparire in una piccola immagine qui accanto ai risultati della ricerca, perché so che avere qui la mia immagine del profilo, aumenterà la percentuale di clic.

L’ho già visto succedere nei test su cose di SEOmoz, che si posizionavano in prima o seconda posizione per qualcosa, o magari avevamo un ranking uno e in seconda posizione una pagina con un rel=author, e abbiamo osservato più traffico su quest’ultimo. Abbiamo detto: “Oh incredibile”. Lo sappiamo che avrà un tasso di click più elevato.

Vogliamo che la frase chiave sia nel titolo, ma dimg2obbiamo fare in modo che il titolo sia utile, interessante e condivisibile. Dovrebbe essere affascinante. Questo titolo ha bisogno di vendere qualcosa di più che il semplice “Sì, abbiamo la parola chiave che hai digitato”; deve spingere e invogliare. Il titolo, la meta-description e l’URL, sono un vero e proprio annuncio pubblicitario.

Se ci pensate, nel modo in cui pensate ad un annuncio di AdWords o all’annuncio per una pubblicità che appare sulla stampa, o che appare in qualche modo sui media digitali, avrete quello che state cercando. State cercando di attirare l’attenzione di qualcuno e renderlo interessato a farci clic. Quindi, il targeting per parole chiave per avere un buon ranking non è più l’unica cosa di cui preoccuparsi.

Un’altra cosa oggi molto importante, di cui ho anche scritto sul mio blog, è il “dot.com”, o il marchio del sito che appare nell’URL; è qualcosa che la gente guarda molto, incide parecchio. Condiziona i click in base a quello che appare nell’URL perché stanno iniziando a riconoscere i nomi di dominio come marchio e preferiscono alcuni domini rispetto ad altri. Quindi è meglio sviluppiate una strategia di branding.

Se dovessi scegliere fra online-watches-that-rock.info e rockingwatches.com, potrei immaginare che rockingwatches sia un marchio di cui sono ignaro e magari potrebbe essere interessante. Vado a controllare. Invece online-watches-that-rock.info, no. Me ne vado.
Quel marchio mi sta attirando anche se ancora non lo riconosco. Pertanto spiccare fra i risultati della ricerca è adesso parte della vostra ottimizzazione on-page.

Pagine veloci a caricarsi: suona quasi strano. Siamo nell’era della banda larga, e verrebbe da dire “oh sì, ormai arriva tutto così velocemente”. Ma in realtà il progresso della banda larga si è fermato. O meglio, la copertura della banda larga si è ampliata, soprattutto al di fuori degli Stati Uniti, nei paesi scandinavi in particolare, in alcune parti d’Europa, in alcune parti dell’Europa orientale, in alcune parti dell’Asia; a Taiwan, per esempio, hanno una banda larga molto più veloce che negli Stati Uniti.

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Purtroppo, a causa di alcuni monopoli qua e un po’ di lobbying del governo e tutti quel genere di intrallazzi, la percentuale di copertura della banda larga in realtà non si sta espandendo così rapidamente. Quindi avere pagine che si caricano velocemente, che non richiedono un impegno intensivo, che si scaricano in quattro o cinque secondi o anche meno, è davvero importante. Adottate il “responsive design” in cui tutti gli elementi vengono ridotti: il titolo il menu e le immagini, in modo che i contenuti della barra laterale o magari la pubblicità pesante e roba del genere, si adattano ad una pagina più piccola su un dispositivo mobile o su un iPad o un tablet Android, o cose del genere. Questo è estremamente importante.

Potete osservare i tassi di conversione e il tempo sul sito e la frequenza di scansione dei crawler dei motori di ricerca; tutte queste cose non influenzano solo il modo in cui il sito interagisce con i motori di ricerca, o il ranking, ma anche come si viene indicizzati e le prestazioni del sito alla prova degli utenti. Questo è importantissimo.

Infine, due ultime cose: al giorno d’oggi le pagine devono essere socialmente condivisibili. Questo significa che se si ha un qualsiasi contenuto destinato per esempio, a Pinterest, è meglio che abbiate quella immagine grande, che si adatta perfettamente al suo formato. Se sapete che i vostri post andranno su Facebook, è meglio avere una grafica che si adatta alle sue proporzioni, che si visualizza correttamente quando l’URL è condivisa su Facebook, o condiviso su Google+.

Dovreste avere quel codice speciale che vi fa apparire nei risultati di Twitter, come fanno Twitpic e Lockerz, o SlideShare. Tutti quanti aggiungono questi tag, in modo che i contenuti possano essere visualizzati direttamente nel corpo dei tweets, il che è molto, molto intelligente, perché sanno che il loro contenuto lì verrà condiviso.

Significa anche vi dovete preoccupare del titolo e della meta-tag “description”, che si propagherà in Google e in Facebook, come descrizione laterale, accanto all’URL. L’aspetto della condivisione sociale è qualcosa di cui non abbiamo mai dovuto preoccuparci nella SEO classica.

Ma il punto è: sì, tutte quelle cose che contavano in passato, la vecchia SEO on-page, conta ancora oggi. Gran parte di essa oggi è ancora importante per il classico SEO mirato al ranking e per l’usabilità e anche per il branding. Vorrete la parola chiave nella URL in modo che corrisponda alla descrizione; vorrete la parola chiave byenel titolo e lo vorrete probabilmente almeno nei titoli dei paragrafi, per chi raggiunge la pagina.

Tutti questi mondi, questi mondi: usabilità, user experience, social media e SEO, stanno tutti insieme. Non è più solo classica SEO. Non è più solo social media marketing. Non si tratta solo di content marketing. Se queste pratiche non lavorano insieme, allora non abbiamo ottimizzato nel modo in cui dovremmo.

Quindi la SEO on-page, nel 2012, è una cosa grossa, grossa e ampia. Spero che questi consigli vi aiuteranno non solo nel ranking, ma anche nei risultati di business.

Arrivederci a tutti, grazie per essere stati con me. Ci vediamo di nuovo la prossima settimana per un’altra edizione di Whiteboard Friday. In gamba!

Rand FishkinRand Fishkin

Trascrizione e traduzione di

SEOmoz non è affiliato con questo sito e non ha visionato questa traduzione. SEOmoz fornisce i migliori strumenti e risorse SEO del Web.

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