Link building a velocità naturale – Esempi di natural link building

Eric Ward

articolo orginale:
Link Building At The Speed Of Natural – Examples Of Natural Link Building

9 Agosto 2016

(Nota dell’autore: questo post è l’aggiornamento di un articolo che scrissi per Search Engine Land un paio di anni fa).

Per molti e per molto tempo, nella comunità del marketing online, il “link building naturale” è stato un punto dolente (alcuni direbbero che è un ossimoro).

Il ragionamento generale è più o meno questo: “ogni link che arriva perché richiesto non può essere considerato naturale”, o anche: “l’atto stesso di ricercare dei link rendono innaturale i link che si ottengono”, o ancora: “un link dovrebbe essere la conferma che il contenuto è di un qualche valore”.

Le asserzioni precedenti sono tutte in qualche modo errate, e più avanti vi porterò diversi esempi per illustrarvene il motivo.

Definire la naturalezza

L’argomento “naturale” o “non naturale” è la versione per i link builder del ben più vasto tema SEO, “white hat” o “black hat”, e distoglie l’attenzione da molti punti di gran lunga più importanti.

Mi rendo conto che la mia opinione in ultima analisi, non conta, e che il fatto che mi auto definisca un “natural linking strategist” potrebbe fare di me un bugiardo, un ipocrita, un incompetente, o una combinazione di questi attributi. Ma qui, sul piatto c’è molto più di un’opinione e di una discussione semantica. Delle fortune sono state vinte e perse in base a un algoritmo che ci dicono, che voglia trovare “naturalezza” nei segnali, che scopre nel vasto mare di codice, sondato dai suoi bot, ogni giorno, ogni settimana, ogni mese e ogni anno (dopo anno!).

Credo che i migliori natural link builder siano quelli che capiscono come accelerare con un intervento manuale, il processo che avviene lentamente ogni giorno, da solo.

L’algoritmo si aggiusta continuamente, cercando di migliorare la sua capacità di discernere ciò che non può essere considerato attendibile in mezzo a ciò che invece può esserlo. Gli specialisti del marketing elaborano tecniche e tattiche per cercare di apparire naturali. Alcuni ci riescono, altri no. Gli algoritmi si aggiustano di nuovo.

Si tratta di un ciclo che si ripete, con macchine che nel lungo termine diventano sempre più intelligenti, anche se a volte nel breve periodo sbagliano (non erano divertenti quei tweets dal vivo nei risultati di Google? Si sarebbe potuto scrivere qualsiasi oscenità e tutto il mondo l’avrebbe vista istantaneamente). Google menziona specificamente il termine “naturale” nelle sue linee guida, quindi, a scommettere che una parte dell’algoritmo di Google sia dedicato a individuare i segnali di naturalezza, si va sul sicuro.

Natural linking strategist non è il mio titolo, quanto piuttosto un’etica: un insieme di convinzioni di riferimento che definiscono un’ideologia. Lo so che ho scommesso tutto su LinkMoses, ma mi sento di farlo perché ci metto passione in ciò che faccio, e ancora di più, in come lo faccio.

Accelerare la naturalezza

Al cuore del motivo per cui penso che potete attirare link e chiamarli “naturali”, c’è una domanda che mi pongo per ogni link che perseguo. La domanda è:

Che cosa accadrebbe se tutti i contenuti fossero noti a tutti?

Ci sono molte risposte, ma quella più importante per i link builder è questa:

Determinate persone metterebbero un link a determinati contenuti che non avevano ancora messo, perché non sapevano che esistessero. Del resto, non è possibile mettere un link a qualcosa che non si sa che esiste.

Credo che i migliori natural link builder siano quelli che capiscono come accelerare mediante un intervento manuale, il processo che avviene lentamente ogni giorno da solo. La gente viene a conoscenza di un nuovo contenuto e gli mette un link, o lo condivide.

Anche il curatore o l’esperto più diligente non può tenere il passo

La difficoltà è che il Web è così inconcepibilmente grande e cresce così velocemente, che anche un esperto assoluto su un dato argomento non può assolutamente tenere il passo con tutto il contenuto ad esso collegato.

Qui è dove i natural link builder trovano il campo d’impiego ideale. E qui è dove vivo io da 21 anni a questa parte, aiutando a velocizzare il processo di inserimento dei link, che accadrebbe comunque per via naturale se gli fosse permesso, ma forse non durante il corso della nostra vita, perché per quanto ci sforziamo, non riusciremo mai a individuare tutti i migliori contenuti su un determinato argomento.

Non è una mera ipotesi

Ho un figlio non udente. Passo ore setacciando il web alla ricerca di contenuti, documenti, ricerche, consulenze, idee, analisi, e qualsiasi altra risorsa possa trovare, che mi aiuti ad aiutare mio figlio. Ma per quanto tempo dedichi alla ricerca di queste risorse, ne trovo sempre di più. E’ un mare senza fine di contenuti fantastici e chiunque mi riferisse di un’altra risorsa di cui non ho ancora sentito parlare, sarebbe benvenuto. Ma … allora questo non dovrebbe essere innaturale? Seguendo la legge alla lettera, sì, ma andate a dirlo a mio figlio, o a Google. La naturalezza può esprimersi in molti modi.

Moscerini della frutta dotati di tastiere.

Il Web è per sempre, mentre quelli di che hanno la responsabilità dei suoi URL non sono altro che moscerini della frutta dotati di tastiere. Noi non rimarremo qui a lungo, ma il Web sì. Un bibliotecario incaricato di curare un elenco di link ai contenuti Web sui vulcani, può andare in pensione (o morire) prima che riesca a scoprire quelle sorprendenti animazioni di Pompei per i docenti, sul sito di The History Channel. E ciò sarebbe del tutto naturale, dato che non possiamo tutti conoscere ogni contenuto esistente.

Sarebbe anche perfettamente naturale che io scoprissi quella lista delle risorse sui vulcani e i suoi link, curata dal bibliotecario e poi lo contattassi per presentargli il contenuto che ho appena citato. Potrebbe aggiungergli un link (o magari no, a seconda dei suoi criteri e del suo giudizio). Credo che questo sia la naturale interazione e il naturale comportamento umano.

Se non siete d’accordo, vi invito a ripensare alla mia domanda: Cosa accadrebbe se tutti i contenuti fossero noti a tutti?

La risposta è che il bibliotecario metterebbe, o non metterebbe un link al contenuto, una volta che lo avesse scoperto. E se questo non accade ora, o l’anno prossimo, o nel prossimo decennio, accadrà comunque. Le persone con la competenza e la passione per un certo argomento avranno un aiuto per scoprire quelle risorse, che potranno scegliere e aggiungere alla loro raccolta.

Sarebbe facile liquidare questo scenario come nient’altro che un corollario del “teorema della scimmia instancabile“, in cui si afferma che una scimmia che battesse i tasti di una della macchina da scrivere a caso, per un tempo infinito, finirebbe per digitare qualsiasi testo, come ad esempio le opere complete di William Shakespeare.

Solo che gli esseri umani con esperienza, sono in grado di discernere e distinguere, mentre le scimmie (e i bot) non possono.

Esempi di Natural Link Building

Come ho promesso prima, qui ci sono quegli esempi di link naturali “innaturali”, che innaturali non sono:

1. link “.org” – La vostra azienda è un membro pagante della National Poodle Fungus Association (NPFA) e lo è da 22 anni. NPFA non ha un sito web e decide che è giunto il momento di farlo. Così ne realizzano uno, e scelgono di creare una pagina dedicata ai membri dell’associazione, che elenca e punta i link ai siti di ogni membro. Dato che siete membri da 22 anni, naturalmente, otterrete un link.

Non avreste ricevuto il link se non foste stati dei membri paganti. Ma questo non è forse un link a pagamento e quindi innaturale? Non è la tecnica classica di “pagare per partecipare a una associazione di tipo .org e ottenere un link di alta affidabilità?” No, non lo è. Voi eravate membri molto prima che NPFA avesse un sito web. Siete stati membri a lungo, prima che ci fosse Google. Allora come può tutto questo essere innaturale?

E’ un esempio stupido? Certamente. Ma non lasciate che questo sminuisca il concetto di base, perché i modi in cui si crea un link, che può essere descritto dal termine “naturale”, sono molteplici.

2. Link richiesto – mando una e-mail al proprietario di un sito web dedicato ai film di Clint Eastwood. Lo sto contattando per fargli sapere di un nuovo sito web lanciato da un importante studio cinematografico, che vende una nuova edizione di un box di DVD per collezionisti, chiamato “The Films of Clint Eastwood”. Gli chiedo di includere un link al nuovo sito di Clint Eastwood. Lo fa.

Ora, anche se a malincuore concordo con voi che si tratta di un link innaturale perché lui ha messo il link solo dopo che gli ho chiesto di farlo. Ecco cosa è successo dopo: il proprietario del sito di fan dedicato ai film di Clint Eastwood ne parla a un suo amico, che anche lui è un fan di Clint Eastwood, gestisce un forum di discussione e un blog su Eastwood; quindi anche il suo amico mette un link al sito del DVD. Si dà il caso che uno dei partecipanti al forum di discussione possieda un sito di articoli da collezione su Clint Eastwood, e pure lui mette un link.

Anche se sono d’accordo con voi che nel primo scenario si tratta di un link ottenuto in modo innaturale, vuol dire che anche tutti i link che scaturiscono da quel primo link sono innaturali? Non credo proprio.

3. Link “.edu” – Ed Smith è un consulente finanziario che si specializza nella gestione patrimoniale. Tiene seminari gratuiti presso il college locale, una volta al mese, per chi vuole saperne di più sulla gestione patrimoniale. Deve pagare qualche dollaro per affittare una stanza e un proiettore e pubblica degli annunci sui giornali locali, in cui invita la gente a suoi seminari gratuiti. Ed vuole nuovi clienti e per lui questi seminari sono un buon modo per ottenerli.

Siccome tiene il suo seminario in un campus universitario, quel seminario è elencato sul sito web del college, nella sezione dei prossimi eventi. All’interno della descrizione del suo seminario, c’è un link al sito della sua azienda. Questo non è stato un link “guadagnato in modo editoriale” (spontaneamente inserito dal redattore del documento, come integrazione al contenuto – n.d.t.). Si tratta di un link che ha raccolto perché teneva una presentazione in un campus universitario, che accidentalmente aveva un calendario degli eventi on-line, e che permetteva di inserire degli URL o dei link. In realtà, Ed non ha idea di come funziona Google e nessuna cognizione che il link che ha appena raccolto potrebbe anche spingere il suo ranking nella ricerca locale organica (non a pagamento – n.d.t.). Dal punto di vista del link building, Ed è all’oscuro di tutto, ma questo link è innaturale, non essendo stato concesso per scelta editoriale, giusto? Io non sono d’accordo.

Qui la lezione è che l’attributo “naturale” in definitiva è futile, impossibile da definire. Le nostre strategie sui link non devono essere classificate come innaturali semplicemente perché li abbiamo cercati e richiesti. La vostra attività e le vostre azioni sul Web hanno come conseguenza ulteriori attività e azioni sul Web da parte di altri. Alla fine dei conti, sviluppare il giusto tipo di link consiste semplicemente nell’accelerare ciò che potrebbe accadere spontaneamente, se tutti i contenuti fossero già noti a tutti.

Eric WardEriC Ward

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