La situazione attuale del comportamento dei cercatori in 23 statistiche eccezionali

Fotolia.it - rush hour © estherpoon

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Rand Fishkin

moz logoThe State of Searcher Behavior Revealed Through 23 Remarkable Statistics

18 Marzo 2016

Una delle più grandi frustrazioni del mondo del marketing è stata per lungo tempo, la mancanza di dati sul comportamento degli utenti sulle loro piattaforme, da parte di Google e degli altri motori di ricerca. Di tanto in tanto Google divulgherà una perla di informazioni accennate e di difficile interpretazione, su come fanno a elaborare più di X miliardi di interrogazioni, o su quanti video sono stati caricati su YouTube, o quante persone hanno trovato informazioni di viaggio su Google nel corso dell’ultimo anno. Ma questi numeri non sono sufficientemente specifici, la loro origine è raramente specificata, né forniscono dettagli sufficienti da risultare veramente utili per tutte le applicazioni per cui dovrebbero servirci.

Chi lavora al marketing deve sapere cose come: quante sono le ricerche al mese sulle varie piattaforme? Google sta perdendo quote di mercato a vantaggio di Amazon? Le persone davvero iniziano più ricerche su YouTube che su Bing? Google Images è più o meno popolare di Google News? Qual è la percentuale di interrogazioni sotto forma di domanda? Di quante parole è composta in media una query? Quelle sul mobile sono di più o di meno?

Questo genere di specifiche ci aiuta a capire come impegnare le nostre risorse, come vendere ai nostri manager, team e ai nostri clienti, il nostro progetto di investimenti sulla SEO; e se disponiamo di questi dati nel corso del tempo, possiamo veramente capire come sta cambiando questo settore da cui dipende la nostra sussistenza. Fino ad ora, stimare questi dati è stato fra il difficile e l’impossibile, ma grazie fornitori di dati del clickstream (dati analitici dei clic degli utenti – n.d.t.), come Jumpshot (che contribuisce ad alimentare Moz Keyword Explorer e molte delle nostre metriche basate sulle parole chiave in Pro), ora siamo in grado di aggirare il segreto di Google e vederci i dati da soli!

Nel corso degli ultimi 6 mesi, Russ Jones e io abbiamo lavorato con Randy Antin di Jumpshot, che è stato assolutamente eccezionale, rispondendo alle nostre domande a notte tarda, analizzando i dati col suo team per ricavare i numeri, e restando pazientemente in attesa di Russ che eseguiva le sue stratosferiche distribuzioni T su grandi serie di dati, per assicurarsi che le nostre stime fossero quanto più precise possibile. Se avete bisogno di dati di qualsiasi tipo ricavati dal clickstream, non saprei davvero raccomandarvi di meglio che Jumpstart.

Se vi state chiedendo, “un momento … credo di sapere cosa sono i dati del clickstream, ma dovresti dirmelo tu, Rand, solo così posso sapere che lo sai anche tu”. Ok 🙂 .

Monitorare il clickstream significa che Jumpshot (e altre aziende come loro, SimilarWeb, Clickstre.am, ecc…) hanno installato sul dispositivo dell’utente il loro software, che registra tutte le pagine visitate nell’ambito di una sessione del browser. Anonimizzano e aggregano questi dati (non preoccupatevi, le ricerche e le visite non sono riconducibili a voi o al vostro dispositivo), e poi mettono a disposizione parte di questi dati per la ricerca, o per l’utilizzo mediante altri prodotti, o tramite le loro API. Non fanno il crawling di Google o di altri siti, ma piuttosto osservano il preciso comportamento dei dispositivi, mentre le persone li usano per navigare, o cercare su Internet.

I dati del clickstream sono incredibilmente efficaci, ma quando si tratta di valutare il comportamento del cercatore, abbiamo bisogno di lavorare su larga scala. Fortunatamente, Jumpshot è in grado di supportarci anche qui. Il loro gruppo di utenti di Internet degli Stati Uniti è dell’ordine di milioni (non rivelano l’esatta dimensione del campione di utenti, ma è tra i 2-10 milioni) e quindi possiamo affidarci su questi numeri per dipingere un quadro sufficientemente rappresentativo. Detto questo, ci possono essere ancora dei vizi di fondo nei dati: magari alcuni dati demografici degli utenti di Internet hanno più o meno probabilità di essere presenti nel gruppo di Jumpshot, o i loro dati sul mobile sono limitati ad Android (senza iOS), e sappiamo anche che qualche tipo di ricerche alternative non vengono acquisite dalla loro metodologia **. Nonostante questo, qui c’è un materiale incredibile ed è di gran lunga più di quanto siamo mai stati in grado di ricavare in qualsiasi altro modo, quindi cerchiamo di immergerci nei vivo dell’argomento.

23 statistiche sul comportamento di ricerca

Metodologia: tutti i dati sono stati raccolti dal gruppo di utenti di Jumpshot, composto da svariati milioni di dispositivi, nel mese di ottobre del 2016. A questi è stato applicato un processo di ridimensionamento mediante una distribuzione T, per convalidare le stime delle ricerche complessive, sulle varie piattaforme. Tutti gli altri dati sono espressi come percentuali. Il gruppo di Jumpshot include i dispositivi mobili e desktop in proporzioni simili, sebbene non venga tracciato nessun dispositivo iOS, per cui gli utenti su Mac, iPhone e iPad non sono inclusi.

N.1: Quante ricerche al mese vengono *davvero* fatte su Google.com?

Sui dispositivi e sui tipi di query che Jumpshot può analizzare, ci sono state una media di 3,4 ricerche al giorno per cercatore. Con l’analisi di ridimensionamento della distribuzione T, applicata al campione di dati di Jumpshot, Russ ha stimato che la realtà più probabile è che su Google.com, negli Stati Uniti, stiamo dai 40 ai 60 miliardi di ricerche al mese.

Ecco più in dettaglio quello che dice Russ stesso:

…Tutti i grafici hanno una forma non-lineare, il che indica che al crescere dei campioni ci stiamo avvicinando ai numeri corretti, ma secondo una semplice progressione percentuale … Ho impostato 3 variazioni in base al numero stimato di ricerche che si pensa avvengano negli Stati Uniti ogni anno. Ho visto stime estremamente diverse: da 20 a 100 miliardi (al mese – n.d.t.), quindi ho optato per un paio di valori possibili. Il mio istinto mi dice di andare con 40 miliardi, soprattutto perché una volta che si raggiunge la linea dei 100 milioni (si suppone di campioni di ricerche – n.d.t.) per 40 e 60 miliardi, c’è poco o nessun aumento rispetto al miliardo di parole chiave (che hanno generato quelle ricerche – n.d.t.), il che indicherebbe che avremmo raggiunto un punto in cui ogni nuova parola chiave verrebbe cercata una volta sola.

Come si raffronta questo risultato con numeri forniti da Google? Ebbene, nel Maggio del 2016, Google disse a Search Engine Land che “trattavano almeno 2 trilioni di ricerche all’anno”.

Utilizzando le nostre stime basate sui dati di Jumpshot, e assumendo che Ottobre del 2016 sia stato un mese ragionevolmente medio per la domanda della ricerca, saremmo arrivati a 480-720 miliardi di ricerche annuali. Questo è meno della metà di quanto afferma Google, ma il numero di Google è su scala mondiale! I dati di Jumpshot qui riguardano solo gli Stati Uniti. Questo suggerisce che, come Danny Sullivan ha sottolineato nell’articolo su SELand, Google potrebbe gestire molto, molto di più di 2 trilioni di ricerche annuali.

Tenete conto che crediamo che la nostra stima di 40-60 miliardi al mese, in realtà sia troppo bassa. Perché? Per le ricerche vocali, le ricerche in Google app e Google Home, per un più alto ricorso alla ricerca su iOS (tutti e quattro casi d’uso che Jumpshot non può misurare), e inoltre Ottobre potrebbe essere un mese con traffico di ricerca più basso rispetto alla media, poi ci sono alcuni tipi di partnership di ricerca e le ricerche automatizzate che non sono fatte da esseri umani sui loro dispositivi, tutto questo potrebbe significare che tutti i nostri numeri sottovalutano il reale volume di traffico della ricerca di Google negli Stati Uniti. In futuro, saremo in grado di misurare cose interessanti come la crescita o la contrazione della domanda della ricerca, confrontando ottobre 2016 con agli altri mesi.

N.2: Quanto dura la sessione media di ricerca su Google?

Dal momento della query iniziale al caricamento della pagina dei risultati della ricerca e alla selezione dei risultati, più il clic sul pulsante “indietro”, verso quella SERP e la selezione di nuovi risultati, la media, tutto compreso, è stata poco meno di 1 minuto. Se vi sembra lungo, ricordate che alcune sessioni di ricerca possono durare fino a un’ora, come quando ricerco tutti i migliori ryokan in Giappone prima di pianificare un viaggio (probabilmente ho cliccato su 7 pagine in profondità nella SERP e aperto 30 o più pagine singole). Quelle sessioni lunghe spostano in alto la media.

N.3: Qual è la percentuale di utenti che eseguono una o più ricerche in un dato giorno?

Questo fatto mi ha scioccato! Dei milioni di utenti di Internet attivi negli Stati Uniti, e che Jumpshot ha monitorato nel mese di ottobre 2016, solo il 15% ha eseguito almeno una o più ricerche in un giorno. Il 45% ha fatto almeno una interrogazione in una settimana, e il 68% quel mese ha fatto una o più interrogazioni. Per me, questo dice che c’è ancora un’enorme opportunità di crescita per la ricerca di Google. Se riescono a rendere le persone più dipendenti dalla ricerca e disposte a farvi più affidamento, oltre a incanalare il flusso di informazioni e le esigenze delle persone, verso i motori di ricerca, allora è probabile che abbiano molto più spazio per espandere sia l’attività di ricerca, che il numero dei cercatori.

N.4: Che percentuale di ricerche su Google si tradurrà in un click?

Google risponde a un sacco di domande di persona. Da ricerche come “Seattle Weather” a quelle più complicate come “books by kurt vonnegut“, o “how to remove raspberry stains“, Google sta cercando di risparmiare quel click (e sembra che ci stiano riuscendo).

Il 66% delle query di ricerca uniche (contando una sola volta due query uguali – n.d.t.) ha portato a uno o più clic sui risultati di Google. Ciò significa che il 34% delle ricerche non ottiene alcun clic. Se guardiamo tutte le query di ricerca (non solo quelle diverse fra loro), quei numeri passano a una ripartizione del 60% – 40%. Non sarei sorpreso di scoprire che nel corso del tempo, ci avvicinassimo sempre di più a una situazione in cui Google risolve metà delle query di ricerca senza un clic. Fra l’altro, questa è solo la media su tutti i clic, ma al punto 19 ho segmentato il dato fra dispositivi mobili e desktop.

N.5: Qual è la percentuale di clic sui risultati di ricerca di Google che va ad AdWords o alle inserzioni a pagamento?

E’ meno di quello che pensavo, ma forse non sorprende, visto il comportamento sottilmente aggressivo che ha dovuto tenere Google nel corso degli ultimi anni. Fra le query di ricerca uniche fatte su Google, solo il 3,4% ha portato ad un clic su un risultato (a pagamento) degli annunci di AdWords. Se ci allarghiamo a tutte le query, il numero scende al 2,6%. Google sta facendo una massiccia quantità di denaro su una piccola frazione delle ricerche che entrano nel loro motore. Non c’è da stupirsi che abbiano bisogno di essere creativi (o, forse più precisamente, subdoli) nel mascherare gli annunci fra i risultati organici delle SERP.

N.6: Che percentuale di clic sui risultati di ricerca di Google va a finire su Maps o ai risultati locali?

Qui non stiamo misurando le ricerche e i clic che partono direttamente da maps.google.com o dalla app Google Maps sul dispositivo mobile. Qui stiamo parlando solo delle ricerche fatte su Google.com che si traducono in un clic su Google Maps. Quel numero è pari allo 0,9% dei clic sulla ricerca di Google, poco meno di 1 su 100. Sappiamo da MozCast che i box coi risultati locali compaiono nel 15% circa delle query (anche se questo dato potrebbe essere viziato dal corpus di parole chiave utilizzato da MozCast).

N.7: Che percentuale di clic sui risultati della ricerca di Google finisce sui link del Knowledge Graph?

Le schede del grafo della conoscenza sono molto popolari nei risultati di Google (si manifestano nel circa il 38% delle volte, nel set di dati di MozCast). Ma non sono nemmeno lontanamente altrettanto popolari per quanto concerne il numero di clic che raccolgono; si attestano intorno allo 0.5% di clic.

Io non sono rimasto molto sorpreso da questo. Le schede del grafo della conoscenza sono, secondo la mia opinione, informazioni mirate a fornire risposte rapide e dettagli ai cercatori, piuttosto che cercare di catturare dei clic. Se vedete quelle schede nelle SERP in cui volete comparire, non fatevi prendere troppo dal panico perché vi stanno portando via l’occasione di ricevere un clic. Questo mi ha fatto capire che Keyword Explorer probabilmente sopravvaluta il grado in cui le schede della conoscenza sottraggono clic ai risultati organici (ad esempio Alice Springs, che ha solo una scheda della conoscenza accanto ai 10 link blu, ha una possibilità di clic di 64).

N.8: Che percentuale di clic sui risultati di ricerca di Google finisce nei box delle immagini?

Le immagini sono una delle sorprese più spiazzanti di questa relazione in generale (ne riparleremo più avanti). Anche se MozCast rileva i box delle immagini circa nell’11% dei risultati di Google, i dati di Jumpshot mostrano che le immagini raccolgono il 3% di tutti i clic dell’attività di ricerca di Google.

Penso che accada perché le persone sono naturalmente attratte dalle immagini e perché Google utilizza le statistiche dei clic per mostrare specificamente le immagini che hanno ottenuto la maggiore risposta. Se vi state chiedendo il motivo per cui la vostra immagine perfettamente ottimizzata non ha un ranking su Google Immage così buono come speravate, abbiamo forti sospetti (e alcuni casi di studio li supportano) che potrebbe essere perché la vostra immagine non attira l’occhio, e i clic, quanto le altre.

Google mostra solo immagini accattivanti e mostra solo il box delle immagini nei risultati di ricerca quando sa che per quella interrogazione c’è una forte richiesta di immagini (ossia, le persone cercano sul Web, e poi fanno clic sulla scheda “immagini” in alto). Quindi quindi c’è poco da meravigliarsi che le immagini si guadagnino molti clic nei risultati di Google.

N.9: Che percentuale di clic sui risultati di Google finisce sui risultati di tipo “Notizie” o “Prima pagina”?

Accidenti! Questo per ora non lo sappiamo. E’ stato frustrante perché questo dato non poteva essere raccolto a causa del passaggio prematuro di Google da “Notizie” a “Prima pagina”, avvenuto in parte durante il periodo di raccolta dei dati. Speriamo di poter avere questo dato in estate, quando raccoglieremo e confronteremo di nuovo i risultati.

N.10: Che percentuale di clic sui risultati di Google va ai risultati del box di Twitter?

Mi aspettavo che potesse essere relativamente piccolo, e lo è, anche se ha un po’ superato le mie aspettative. MozCast rileva i blocchi dei tweet nel 7% circa delle SERP, e Jumpshot mostra che i tweet raccolgono circa lo 0,23% di tutti i clic.

La mia ipotesi è che i tweet vadano molto bene per un piccolo insieme di query di ricerca, e che tendano a essere mostrati meno (o mostrati in posizioni più basse) nel corso del tempo, se non raccolgono clic. A titolo d’esempio, i risultati della ricerca per il mio nome mostrano il blocco Tweet tra i risultati organici N.1 e N.2 (o i miei tweet sono entusiasmanti, o il resto dei miei risultati non sono). Confrontatelo con la ricerca per David Mihm, che ha twittato molto raramente per molto tempo e solo recentemente è stato più attivo: i suoi tweets stanno tra le posizioni N.4 e N.5. Oppure con il Dr. Pete, i cui tweet sono al di sopra della prima posizione!

N.11: Che percentuale di clic sui risultati di Google finisce su YouTube?

Tecnicamente ci sono rare occasioni in cui un video di un altro provider (di solito Vimeo) può apparire direttamente nelle SERP di Google. Oltre il 99% dei video in Google proviene da YouTube (che secondo me viola le leggi antitrust, ma dal momento che Google corrompe così tanti parlamentari, è probabile che per loro non sia un problema). Così, abbiamo scelto di studiare solo YouTube, piuttosto che tutti i risultati video.

MozCast mostra i video nel 6,3% dei risultati, appena sotto la percentuale dei blocchi dei tweet. Nei dati di Jumpshot, l’interazione degli utenti con YouTube batte massicciamente la sua visibilità grezza, attirando l’1,8% di tutti i clic della ricerca. Chiaramente, per quelle ricerche che celano l’intento da soddisfare con un video, YouTube sta consegnando i risultati giusti.

N.12: Che percentuale di clic sui risultati di Google vanno ai risultati personalizzati con Gmail o Google Mail?

Non avevo idea quanto potesse essere, ed è un argomento discusso di rado nel mondo SEO, perché è una funzionalità dal meccanismo imperscrutabile e relativamente difficile da influenzare. Non abbiamo i dati dal monitoraggio fatto da tramite MozCast perché i risultati personalizzati vengono fuori solo alle persone registrate al proprio account Gmail durante la ricerca, e Google sceglie di mostrarli per alcuni particolari interrogazioni.

Jumpshot, tuttavia, grazie al monitoraggio del clickstream, può vedere che a seguito di un’interrogazione, lo 0,16% di clic della ricerca va a Gmail o a Google Mail. Solo un po’ sotto il numero dei clic per i tweets.

N.13: Che percentuale di clic sui risultati di Google va ai risultati di Google Shopping?

Gli annunci di Google Shopping sono diventati piuttosto interessanti: le immagini sono ben fatte, gli inserzionisti stanno chiaramente investendo parecchio sull’ottimizzazione del CTR, e i risultati, non a caso, riflettono questo fenomeno.

MozCast segnala risultati i commerciali nel 9% delle query, mentre i dati del clickstream mostra che quei risultati guadagnano lo 0,55% di tutti i clic della ricerca.

N.14: Che percentuale di ricerche su Google si tradurrà in un clic su una proprietà di Google?

Google nel corso degli ultimi anni si è guadagnato la reputazione di prendersi per se una quantità immensa di traffico della ricerca: da YouTube a Google Maps, a Gmail, a Google Libri e Google App Store sul mobile, e perfino Google+, c’è un problema evidente che non può essere ignorato sul fatto che Google eroda le opportunità per le terze parti, riservandosi aree di vendita che non devono sottostare alle regole.

Onestamente, avrei valutato questo fenomeno nel fra il 20 e il 30 per cento, per cui mi ha sorpreso vedere che, dai dati di Jumpshot, tutte le proprietà di Google raccolgono solo l’11,8% dei clic da ricerche uniche (solo l’8,4% su tutte le ricerche). Il che è sempre un dato significativo, naturalmente, e di sicuro maggiore di quanto lo era di 5 anni fa; ma dato che sappiamo che il volume di ricerca di Google è più che raddoppiato negli ultimi 5 anni, oggettivamente di può dire che ci sono molto più opportunità oggi nei risultati delle ricerche affollate dalle proprietà di Google, di quante ce ne fossero nelle SERP più pulite, ma con domanda più bassa, di 5 anni fa.

N.15: Che percentuale su tutte le ricerche, avviene su ognuna delle proprietà più importanti negli Stati Uniti, del settore della ricerca?

Ho chiesto a Jumpshot di confrontare le 10 proprietà web uniche, sommare insieme tutte le ricerche che ricevono, e condividere la distribuzione percentuale. I risultati sono affascinanti!

Eccoli in ordine:

  1. Google.com 59.30%
  2. Google Immagini 26.79%
  3. YouTube.com 3,71%
  4. Yahoo! 2,47%
  5. Bing 2,25%
  6. Google Maps 2.09%
  7. Amazon.com 1,85%
  8. Facebook.com 0,69%
  9. DuckDuckGo 0,56%
  10. Google News 0,28%

Ho anche creato un grafico a torta per illustrare la ripartizione:

Distribuzione delle ricerche negli Stati Uniti a Ottobre 2016

Se i dati di Google Immagini vi sorprendono, non siete soli. Io sono rimasto sconvolto dalla popolarità di ricerca sulle immagini. Una parte di me si chiede se Halloween potrebbe essere responsabile. Dovremmo saperne di più quando rifaremo la raccolta e l’analisi di questi dati in l’estate.

Però Google Immagini non è stata l’unica sorpresa; Bing e Yahoo! Messi insieme non fanno neanche un decimo del volume di ricerca di Google.com. DuckDuckGo, nonostante la loro ingombro ridotto rispetto a Facebook, raccoglie quasi le stesse ricerche del gigante dei social media. Amazon ha quasi altrettante ricerche di Bing, e le ricerche di YouTube.com sono quasi il doppio di Bing (solo quelle viste dal browser; ricordate che jumpshot non cattura le ricerche fatte sull’app di YouTube sui dispositivi mobili, tablet o TV).

Per il futuro, voglio anche vedere i dati di Google Shopping, MSN, Pinterest, Twitter, LinkedIn, Gmail, Yandex, Baidu, e Reddit. Il mio sospetto è che nessuno di questi abbiano un numero di ricerche comparabili con quelle sopra, ma mi piacerebbe molto rimanere sorpreso.

Tra l’altro, se questi dati non vi tornano rispetto a quelli di Comscore o Nielsen, vorrei sottolineare che pannello di Jumpshot è un campione di gran lunga più grande, e anche la loro metodologia è molto più pulita e più precisa (almeno secondo me). Non fanno le cose come accorpare le ricerche sui siti di proprietà di Microsoft nella quota di ricerca di Bing, o cercare di campionare statisticamente e unire le metodologie; inoltre Comscore ha un gruppo di 2 milioni di utenti a livello mondiale, il campione di dispositivi di Jumpshot solo per gli Stati Uniti è considerevolmente più grande.

N.16: Qual è la distribuzione della domanda di ricerca per parole chiave?

Torniamo a guardare alla ricerca di parole chiave solo su Google. Sulla base delle ricerche di ottobre, il primo milione delle query più richieste si aggiudica circa il 25% di tutte le ricerche, i primi 10 milioni rappresentano circa il 45% e le query nel primo miliardo rappresentano quasi il 90%. Jumpshot lo ha gentilmente illustrato per noi:

La lunga coda è ancora molto lunga in effetti, con un grosso volume di ricerca sulle keyword che stanno oltre le prime 10 milioni più cercate. Infatti, quasi il 25% di tutto il volume di ricerca avviene al di fuori dei primi 100 milioni di parole chiave!

Ho illustrato questo fenomeno l’estate scorsa usando i dati dell’analisi Russ, che si basava sui dati di Clickstre.am, e corrispondono abbastanza bene (anche se non esattamente; il campione di Jumpshot è molto più grande).

N.17: Quante parole usa il in media il cercatore sul desktop rispetto al cercatore sul mobile, nelle loro interrogazioni?

Secondo Jumpshot, un cercatore tipico utilizza circa 3 parole sua query di ricerca. Gli utenti desktop hanno una lunghezza delle query leggermente maggiore, a causa di una quota leggermente più alta di query di 6 o più parole, rispetto al mobile (16% per il desktop contro il 14% per i dispositivi mobili).

Sono rimasto davvero sorpreso di vedere quanto desktop e mobile siano simili. Evidentemente non c’è tanta differenza nella formulazione dell’interrogazione come alcune persone nel nostro settore avevano stimato (me compreso).

N.18: Che percentuale di query è formulata come domanda?

Per ottenere questo dato, Jumpshot ha utilizzato ogni interrogazione che comincia con i tipici “who”, “what”, “where”, “when”, “why” e “how”, così come “Am” (ad esempio “Am I registered to vote?”) e “Is” (ad esempio “Is it going to rain tomorrow?”). I dati hanno mostrato che circa l’8% delle query di ricerca viene formulato come domanda.

N.19: Qual è la differenza del rapporto fra CTR dei risultati a pagamento rispetto al CTR organico, fra il mobile e il desktop?

Questo è uno di quei dati di cui ho avuto nostalgia per molti anni. Abbiamo sempre sospettato che CTR sul mobile fosse inferiore a quello sul desktop, e ora ne abbiamo la conferma.

Per i dispositivi mobili, il 40,9% delle ricerche di Google finisce con un click organico, il 2% in un click a pagamento, e il 57,1% in nessun click. Per i dispositivi desktop, il 62,2% delle ricerche di Google ha come risultato un click organico, il 2,8% un click a pagamento, e il 35% nessun click. Questo è una differenza abbastanza grande, e mostra quanta più possibilità c’è ancora a livello SEO rispetto al PPC. La SEO ha circa 20 volte più opportunità di generare traffico del PPC, sia su mobile che sul desktop. Se avevate sostenuto che mobile avesse ucciso la SEO, o che le varie nuove funzionalità sulle SERP avessero ucciso la SEO o, in pratica, che una qualsiasi cosa avesse ucciso la SEO, probabilmente dovreste cambiare musica.

N.20: Quale percentuale di query su Google comporta che i cercatore cambino i loro termini di ricerca, senza aver cliccato su alcun risultato?

Cercate, non trovate quello che volete vedere, quindi modificate i termini della ricerca, o forse fate clic su una delle “Ricerche correlate a …” di Google in fondo alla pagina.

Mi sono domandato a lungo quanto spesso si verificasse questo modello di comportamento e quale percentuale delle query di ricerca non portassero a una risposta, ma a formulare del tutto un’altra richiesta. La risposta è incredibilmente importante: un 18% pieno delle ricerche portano a un cambiamento della query di ricerca!

Non c’è da stupirsi Google, in questi ultimi anni, abbia creato il link “ricerche correlate a …” e “la gente cerca anche …” su una gran parte dei risultati della ricerca.

N.21: Qual è la percentuale di query di Google che portano a più di un click sui risultati?

Alcuni di noi usano Ctrl + clic per aprire più schede durante la ricerca. Altri cliccano su un risultato, poi fanno clic di nuovo e poi su un altro ancora. Nel loro insieme, tutti questi comportamenti di ricerca che si traducono in più di un clic a seguito di una singola query di ricerca in una sessione, sommati insieme, danno il 21%. Questo 21% delle ricerche porta a più di un click sui risultati di Google.

N.22: Quale la percentuale delle query di Google genera il pogo-sticking (cioè il cercatore fa clic su un risultato, poi rimbalza indietro alla pagina dei risultati di ricerca e sceglie un risultato diverso)?

Come SEO, sappiamo che il pogo-sticking è un male per i nostri siti, e che Google probabilmente utilizza questi dati per premiare le pagine su cui non si verifica il pogo-sticking e spinge giù quelle per cui invece si verifica. Complessivamente i dati di ottobre di Jumpshot hanno visto l’8% delle ricerche seguire questo schema: ricerca > clic > ritorno alla ricerca > clic su un risultato diverso.

Nel corso del tempo, se Google riuscirà nella sua missione di soddisfare con successo il maggior numero di utenti, ci aspettiamo che questo fenomeno decresca. Lo osserveremo la prossima volta che raccoglieremo i dati per vedere cosa succede.

N.23: Quale percentuale di clic sulle proprietà non di Google nei risultati della ricerca, va su uno dei primi 100 domini?

Molti di noi del mondo di ricerca e del web marketing hanno temuto che la ricerca e la SEO stessero diventando dei mercati “winner-take-all” (dove il più grande prende tutta la torta – n.d.t.). Così abbiamo chiesto Jumpshot di osservare la distribuzione dei clic per i 100 domini che hanno ricevuto la maggior parte del traffico della ricerca di Google (escluso Google stesso), rispetto a quelli di fuori dalla top 100.

I risultati sono un po’tranquillizzanti: il 12,6% di tutti i clic di Google vanno ai primi 100 domini (classificati in base al volume di traffico dalla ricerca che ricevono). L’altro 87,4% è per i siti della pancia corposa e della lunga coda della curva di ricerca-traffico.


Accidenti! E’ un volume immenso di dati importantissimi, e nel corso del tempo, misurando e riportando queste informazioni insieme ai nostri partner Jumpshot, non vediamo l’ora di fornire anche delle tendenze e anche altri valori aggiuntivi.

Se avete domande sul comportamento del cercatore o sui modelli di comportamento nella ricerca o schemi ricorrenti di click, non esitate a lasciarle nei commenti. Lavorerò con Russ e Randy per dare priorità alle richieste e rendere i dati disponibili.
Il mio obiettivo è di avere i numeri aggiornati da condividere nel MozCon del Luglio di quest’anno [https://moz.com/mozcon].

** Le seguenti domande e risposte fra me Jumpshot aiutano a comprendere alcuni dati e limiti della metodologia:

Rand: quali fonti di ricerca, se ci sono, potremmo perderci a causa della metodologia di Jumpshot?
Jumpshot: abbiamo guardato solo Google.com, tranne che per l’unica domanda che ha chiesto specificamente dati di Amazon, YouTube, DuckDuckGo, etc.

Rand: riuscite a catturare, per esempio, le ricerche fatte in tutte le app di Google (mappe, app di ricerca, interrogazioni native fatte su Google Phone che vanno sul web, ecc)?
Jumpshot: niente che sia incapsulato in un’app, ma tutto ciò che apre un browser mobile, sì.

Rand: catturate tutte le ricerche vocali?
Jumpshot: se lanciano un browser, o sul desktop, o sul dispositivo mobile, allora sì.

Rand: Google Home è incluso?
Jumpshot: no.

Rand: sono incluse le ricerche su finestre di navigazione in incognito?
Jumpshot: sì, dovrebbero; siccome il plug-in è a livello di dispositivo, traccia qualsiasi URL a prescindere.

Rand: ci sono ricerche fatte in alcuni tipi di browser (desktop o mobile), che non vengono conteggiate?
Jumpshot: dal punto di vista del browser, non ci sono limitazioni. Ma ricordate che non abbiamo dati iOS, per cui da qualsiasi browser in uso su questa piattaforma non verranno registrati dati.

Rand FishkinRand Fishkin

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