Nuovi dati: come sono cambiati i CTR organici e a pagamento di Google, dal 2015 al 2018

CTR su Google mobile e desktop dal 2015 al 2018 - Rand Fishkin - Sparktoro

Immagini di sfondo di Matthew Fauver e Per Pettersson

Rand Fishkin

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articolo orginale:

New Data: How Google’s Organic & Paid CTRs Have Changed 2015-2018

22 Aprile 2018

Ci sono buone notizie per i SEO: il numero di ricerche su Google continua a crescere, l’interesse per la SEO rimane enormemente più elevato rispetto alle altre forme di web marketing, e nei riguardi del settore c’è molta meno diffidenza rispetto a qualche anno fa (fonte).

Ma ci sono anche brutte notizie. Grazie alla cortesia delle persone di Jumpshot (i cui dati sui clickstream coprono decine di miliardi di ricerche Google ogni mese, su milioni di dispositivi mobili e desktop negli Stati Uniti), abbiamo un nuovo scorcio di come stanno evolvendo le percentuali dei clic. La storia è … beh, diciamo che è rosea se siete un azionista di Google o uno specialista del Pay Per Click.

Inizieremo dal desktop, dove il gruppo di utenti di controllo di Jumpshot mostra come i CTR organici si sono evoluti rispetto a quelli a pagamento, negli ultimi due anni e mezzo.

La mia interpretazione dei punti salienti:

  • I clic organici sono un po’ diminuiti, ma sono ancora superiori al 65%
  • Dato che negli ultimi anni, le query sui desktop, nel loro complesso, si sono stabilizzate (mentre il mobile domina la crescita di Google), non mi sorprende che Google, sugli schermi più grandi, sia stato meno aggressivo riguardo alle risposte istantanee.
  • I clic a pagamento hanno visto una solida crescita, in particolare l’anno scorso, e adesso (febbraio 2018) sono al loro massimo storico.

Il quadro diventa molto più cupo quando passiamo al mobile.

La mia interpretazione dei punti salienti:

  • E’ più difficile ottenere clic sui dispositivi mobili, punto. Il CTR totale è circa del 50% inferiore rispetto al desktop, il che non è particolarmente sorprendente se si considerano le pagine dei risultati di Google, estremamente ricche (piene di risposte fornite direttamente da Google – n.d.t.) su quella piattaforma. Sul mobile, stanno lavorando sodo per essere molto più un “motore che genera risposte”, che una “lista di risultati della ricerca”.
  • Ciò che risalta è fino a dove sono arrivati con il CTR a pagamento: il mobile ora è solo un po’ indietro rispetto al desktop (3,12% rispetto a 3,82%, a febbraio 2018).
  • Nei risultati organici, il 39% contro il 66% è un’enorme differenza e la pendenza della caduta, rispetto a un anno o due fa, è imponente. E’ difficile dirlo con certezza, ma per il mobile, le opportunità SEO nel loro complesso, (ovvero la quantità di visite disponibili) potrebbe effettivamente essere in calo (perché la crescita delle query non compensa il calo del CTR).

L’ultima salva di dati di cui dispongo aiuta a completare il quadro. Riguardano la percentuale di query che non hanno generato alcun clic. Non l’ho incluso direttamente nello stesso grafico del CTR organico e a pagamento, in quanto può totalizzare più del 100% (perché un cercatore può fare clic su più di un risultato per la stessa query, e molti lo fanno).

La mia interpretazione dei punti salienti:

  • Il quadro per il mobile rispetto al desktop qui diverge in modo più netto che negli altri report. Possiamo vedere con quanta chiarezza Google riesca a dare risposte alle domande degli utenti nella SERP, prima che abbia luogo qualsiasi clic.
  • Il desktop è sorprendentemente quasi stabile, il che mi induce a chiedermi se è dovuto agli investimenti di Google meno ingenti nell’interfaccia dei risultati per il desktop, o se è perché agli utenti del desktop semplicemente piace fare clic e fare ricerche (io faccio così).
  • L’aumento costante della pendenza sui dispositivi mobili è notevole: dimostra che Google sta avendo successo, sia guadagnandosi più clic a pagamento sui dispositivi mobili sia, allo stesso tempo, dando risposta a sempre più query senza che sia un clic. Sugli smartphone solo i clic organici stanno perdendo.

In definitiva, penso che questi dati ci mostrino che il futuro della SEO dovrà prendere in considerazione di influenzare gli utenti senza guadagnare un clic, o anche solo sapere che una data ricerca è avvenuta. Sarà molto frustrante per molte organizzazioni. Ma per quei pochi brillanti che riconosceranno questo potere, che investono nella SEO “On-the-SERP” e che possono gestire la mancanza di metriche attendibili, ci saranno enormi dividendi da raccogliere.

Se desiderate utilizzare questi numeri, o i grafici per qualsiasi materiale pubblico, avete il pieno permesso di farlo a patto che sia è presente il link di attribuzione. Un enorme ringraziamento alla squadra di Jumpshot, in particolare, a Shaun Rivera, Saniya Jesupaul e Deren Baker, per il loro supporto e duro lavoro.

ps I dati di Jumpshot hanno un’ampia copertura, ma non includono i dispositivi iOS, ed escludono le risposte vocali (anche se includono le ricerche vocali che producono una schermata dei risultati sul browser, sia su Android che su PC).

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