Come innovare, adesso

Di Scott Berkun

User Interface Engineering

articolo orginale:

How to Innovate Right Now

3 Giugno 2008

Il più grande segreto dell’innovazione è che chiunque può farla. La ragione è semplice: innovare non è così difficile. Cercate la parola “innovare” in qualsiasi dizionario e guardate cosa significa davvero, invece di basarvi sul significato che credete che abbia. Troverete qualcosa di simile a questo: innovare è “introdurre qualcosa di nuovo”. Tutto qui. Non dice che è necessario essere un genio creativo, un maniaco del lavoro, o magari portare biancheria intima pulita. Sono solo quattro piccole parole: introdurre qualcosa di nuovo, e vi prometto che alla fine di questo articolo, conoscerete tutti i segreti necessari per farlo da soli.

In questa definizione, la parola chiave è “nuovo”. La trappola in cui in genere si casca pensando alla novità, è assumere che “nuovo” significhi qualcosa che l’universo non ha mai visto prima. Questa risulta essere il terzo presupposto più ridicolo della storia del genere umano (gli altri due dovrete immaginarveli da soli). Ecco la prova: nominatemi qualsiasi grande innovatore ed io vi garantisco che hanno preso in prestito idee dal passato, riutilizzandole per realizzare quella cosa per cui sono famosi, qualunque essa sia.

Prendere in prestito idee dal passato

I fratelli Wright, gli inventori del volo a motore negli Stati Uniti, trascorsero ore a guardare gli uccelli. Per quanto noioso possa sembrare, dobbiamo ringraziare il bird-watching per gli aerei a jet supersonici che abbiamo oggi.

Lo sviluppo del cubismo di Picasso, uno dei grandi movimenti artistici degli ultimi due secoli, è stato fortemente influenzato dalla sua esposizione a stili di pittura africana, così come al lavoro di un vecchio pittore francese, Cézanne.

E Thomas Edison non ha creato il concetto di luce alimentata: dovreste parlare con le migliaia di persone che sono morte prima della nascita di Edison e che trasformarono legno, cera, olio e altri combustibili, in fonti di luce controllabili e portatili (per non parlare Joseph Swan, che ha brevettato la luce elettrica prima di Edison).

Anche nel mondo dell’alta tecnologia di oggi è possibile trovare facili collegamenti tra ciò che chiamiamo “nuovo” e le idee del passato. Il World Wide Web e Internet devono i loro nomi cose che hanno migliaia di anni. Le prime ragnatele furono fatte da ragni e le prime reti sono state usate dagli indigeni di tutto il mondo, per catturare pesci, migliaia di anni prima del primo computer. Google, il meraviglioso strumento di ricerca, è spesso chiamato un “motore” di ricerca, con riferimento a concetti di fisica meccanica, non di bit digitali.

Tutti questi esempi dimostrano che il trucco per trovare un’innovazione è quello di allargare la prospettiva su ciò che può essere considerato nuovo. Finché la vostra idea, o l’uso di un’idea già esistente, è una novità per la persona per cui la state creando, o se applicate un concetto esistente in un modo nuovo, dal loro punto di vista vi qualificate come innovatori e questo è tutto ciò che conta.

Perfino con queste definizioni migliorate, ci vuole di più perché l’innovazione avvenga. La borsa degli attrezzi di ogni innovatore comprende tipicamente tre cose: domande, esperimenti e fiducia in sé stessi.

Fate domande

Il posto più facile per iniziare sono le cose che si fanno ogni giorno. Basta chiedere: chi altro fa questa cosa ed in che altro modo la fa? Se conoscete un modo solo di fare qualcosa, allora date per assodato un presupposto importante: state scommettendo che di tutti gli infiniti modi che ci sono per farlo, quel solo modo che conoscete sia il migliore.

A me piace scommettere, ma quella scommessa non la farei, poiché quella quotazione di uno contro l’infinito, è così bassa da essere imbarazzante. Anche per le cose semplici come lavare i piatti, o allacciarsi le scarpe, esistono decine o centinaia di approcci alternativi adottati da persone diverse sparse in tutto il mondo. Quei metodi sono tutti potenziali innovazioni per voi e per tutti quelli che conoscete. Il problema è che la gente deve uscire dal proprio solco per trovare quelle alternative e riportarle nel proprio contesto.

Non sapete come cominciare? Con altre domande. Alcune domande utili per gli innovatori includono:

  • Perché si è fatto in questo modo?
  • Chi ha cominciato e perché?
  • Quali alternative presero in considerazione e che idea rimpiazzarono con la loro?
  • Quali sono le mie principali lamentele, o quelle di un mio amico, riguardo al modo di fare una certa cosa e quali cambiamenti potrebbero migliorarla?
  • Come veniva fatta in altre città, paesi, culture o epoche della storia?
  • Quali vincoli e presupposti diversi avevano?
  • Come posso applicare qualcosa di quanto sopra, a ciò che faccio?

Molti grandi innovatori hanno fatto domande migliori di tutti gli altri e questo è in parte il motivo per cui hanno avuto successo. Non è stato il genio (qualunque cosa significhi), né speciali esercizi cerebrali top-secret che eseguivano ogni mattina, né quanti soldi avevano. E’ stato attraverso la ricerca scrupolosa delle risposte a domande semplici, che hanno scovato idee già presenti nel mondo, potenzialmente utili.

Isaac Newton si chiese come poteva la forza di gravità influenzare le mele allo stesso modo della luna. E inquadrando la questione in questo modo, fece osservazioni e sviluppò una matematica correlata alla forza di gravità, qualcosa in cui nessun altro si era spinto fino a quel livello di compimento.

Molte delle invenzioni di Leonardo da Vinci iniziarono con una domanda che si pose: come funziona il flusso dell’acqua? Furono i suoi numerosi studi sui fiumi, sui torrenti e del modo in cui l’acqua si muoveva, che portò alle sue invenzioni delle ruote mosse dall’acqua, ai modi per spostare l’acqua negli acquedotti, ai canali e alle pompe per i pozzi.

Senza farsi domande o guardandosi intorno, perfino nelle più ovvie cose quotidiane, come l’acqua e la gravità, i talenti creativi di Newton e Leonardo non avrebbero mai avuto la possibilità di emergere.

Provate le cose da soli

Fare domande è una cosa, ma cercare di dar loro una risposta, è un’altra. Niente può sostituire l’esperienza diretta nel processo di creazione di cose nuove. Gli aspetti unici di noi stessi, incluse le qualità che possono non piacerci, sono una risorsa, quando si tratta di un processo creativo. Nessuno può vedere il mondo esattamente nel modo in cui lo fate voi stessi.

Ciò significa che se sperimentate, guardate, o fate qualcosa da soli, potreste imparare delle lezioni preziose e fare delle osservazioni che altri non sono riusciti a cogliere. Quelle osservazioni sono i semi dell’innovazione: potreste vedere una vecchia idea o un vecchio strumento, in un modo che nessun altro nella vostra famiglia, azienda, o città ha mai fatto prima e se lo seguite, una innovazione potrebbe essere vostra.

Ricordate che la conoscenza che abbiamo oggi sull’universo non è venuta dai libri magici che sono rimasti in attesa di noi fin dalla notte dei tempi. E’ venuta da persone curiose che non hanno solo formulato delle domande, ma hanno seguito le risposte in luoghi dove altri non erano stati disposti ad andare.

Francis Crick e James Watson, gli scopritori del DNA, seguirono delle intuizioni e fecero delle congetture per rispondere alle loro domande; passarono ore in laboratori a fare cose che i loro professori non solo pensavano fossero antiscientifiche, ma che fossero anche un enorme spreco di tempo.

Anche Socrate, il più grande filosofo del mondo occidentale, era contrario all’idea di trascrivere le cose sui libri. Se il suo allievo Platone non si fosse riallacciato all’innovazione conosciuta come la scrittura e non avesse scritto la storia di Socrate stesso, non sapremmo nessuno dei loro nomi e tanto meno il metodo socratico per imparare, su cui molte università basano tutt’oggi i loro insegnamenti.

Il progresso si origina dalle persone che pensano in modo indipendente e in conseguenza alla loro curiosità, per quanto possibile, fanno cose che gli altri intorno a loro si rifiutano di provare.

Provate, Imparate e riprovate

L’ultimo passo è non aspettarsi un successo alla prima. Se state facendo qualcosa di nuovo per voi o per i vostri amici, è difficile prevedere quale potrà essere il risultato. E più grande è innovazione, più grande è il rischio (e il lavoro): fare i biscotti innovativi è una cosa, ma cambiare il modo di pensare o di lavorare della gente, è un altro.

Poiché soddisfare la vostra curiosità potrebbe richiedere lunghe ore di lavoro, è importante la vostra reazione al fallimento. Riuscite a trovare il coraggio di rispondere non con imbarazzo o rammarico, ma con ulteriori domande del tipo: perché questo fallimento? Cosa posso imparare oggi da questo? Cosa dovrò fare diversamente la prossima volta? Se ci riuscite, come hanno fatto la maggior parte dei grandi inventori e creatori nel corso della storia, allora sarete sulla buona strada.

(Nota del redattore: Scott originariamente pubblicato questo articolo su america.gov Ha anche pubblicato questo articolo (e molti altri) sul suo sito di consulenza, ScottBerkun.com).

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La ricerca di Scott sull’innovazione lo ha condotto su un percorso di analisi del fallimento. In particolare, dei motivi per cui i designer falliscono. Quindi non dovreste perdervi il suo UIE Virtual Seminar sul perché i designer falliscono e cosa fare al riguardo.

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Scott BerkunScott Berkun

Questo articolo è stato ripubblicato con l’autorizzazione dell’autore e di di User Interface Engineering. Per altri articoli e informazioni, visitate il sito http://www.uie.com/

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