Progettare secondo l’utilizzo del cliente

Facebook e l'esperienza utante

Gerry McGovern

Design through customer use

6 Novembre 2016

Il Digitale rende molto più facile progettare in base a come vengono utilizzate le cose che creiamo. In un mondo complesso e in rapida evoluzione, non esiste strategia migliore.

Non progettate l’esperienza, progettate in base all’esperienza. Non progettate per avere il controllo, progettate per dare il controllo. Il Design digitale richiede sia empatia che umiltà. L’empatia per la volontà di capire veramente i vostri clienti, l’umiltà per poter dire: “stanno facendo questo? E’ fantastico. Non l’avrei mai pensato, ma di sicuro adatterò il nostro design in modo che possano farlo più spesso e più facilmente”.

Simon Cross, un product manager di Facebook, ha fatto una presentazione brillante al conferenza “Mind The Product” di Novembre 2016, a Londra. Ha parlato di come Facebook impara e si adatta continuamente in base a ciò che fanno i clienti.

Ha portato l’immagine del profilo di Facebook come grandioso esempio del modo in cui Facebook progetta assieme ai propri clienti. Tempo fa, intorno al 2005, “la gente cambiava l’immagine del profilo, in qualche caso anche 20 volte in un giorno”, spiega Simon. “Cosa stava succedendo? Quando il team esaminò il fenomeno, scoprì che la gente utilizzava l’immagine del profilo per raccontare la storia della loro vita”.

Così, Facebook istituì un piccolo gruppo di tre persone, con l’obiettivo di aiutare la gente a condividere le foto. Mantennero la focalizzazione sul problema specifico, perché c’erano un sacco di grossi concorrenti sul mercato “e tutti avevano delle funzionalità incredibili”, spiega Simon. “La squadra di Facebook aveva ha la capacità per realizzare una sola funzionalità. Ci pensarono sopra a lungo e la funzionalità che realizzarono fu il tagging”.

Gli altri siti di foto per lo più si erano concentrati sulle immagini di luoghi e cose, ma la maggior parte delle foto di Facebook erano di persone, ed è per questo che il tag fu un successo così grande, perché Facebook permise di dare un nome a una persona. Entro 2-3 anni, Facebook raccolse più foto dei primi 10 concorrenti messi insieme, perché aveva capito appieno quello che i suoi clienti volevano fare.

Facebook osservò che doveva dare alla gente un modo per pubblicare le immagini che descrivevano quello che stavano facendo in quel momento. La gente stava utilizzando l’immagine del profilo per mostrare l’evento più importante che gli stava accadendo, in quel dato momento. Questo indusse la squadra a introdurre il concetto della foto di copertina. “La foto di copertina tolse il sovraccarico dall’immagine del profilo”, spiega Simon.

“Ma la gente continuavano ancora a cambiare l’immagine del profilo molto più di quanto ci si aspettasse. Cosa stava succedendo? Quando il team esaminò il fenomeno notarono che le persone utilizzavano l’immagine del profilo per impostare lo stato: ‘Sono in vacanza’. Così, il team introdusse la funzione che oggi vi permette di utilizzare il profilo come stato, aggiungere parole, impostare un intervallo di tempo, per poi riportarlo alla vostra normale immagine del profilo”.

“Ma la gente continuava ancora a cambiare l’immagine del profilo più del previsto. Cosa succedeva? Quando il team analizzo il fenomeno trovò che molte persone utilizzavano l’immagine del profilo per mostrare il sostegno a una causa”. Così, il team realizzò degli strumenti che permettevano alla gente di adattare il loro profilo per promuovere una causa (Je Suis Charlie, il Rainbow Filter, etc.).

Invece di cercare di cambiare il comportamento della gente, lo hanno codificato e hanno permesso al quel comportamento di diffondersi su larga scala, a decine di milioni di persone e oltre, riassume Simon.

Paving the Cow Path and Other Stories di Simon Cross

Gerry McGovernGerry McGovern

traduzione di

 

Elenco Articoli di Gerry McGovern

Post A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *