L’incessante declino della homepage

Gerry McGovern

articolo orginale:

The continued decline of the homepage

6 Novembre 2013

Google è la vostra nuova homepage. Ogni vostra pagina, per qualcuno è una homepage. Dobbiamo superare il concetto della homepage tradizionale.

“Il valore della homepage sta diminuendo”, dichiara un rapporto del New York Times, trapelato nel maggio del 2014. “Solo un terzo dei nostri lettori l’ha visitata. E quelli che la visitano ci passano meno tempo: l’anno scorso le percentuali delle visualizzazioni della hoepage e dei minuti trascorsi sulla pagina per lettore, sono scese di un valore a due cifre”.

“Sui siti di The Atlantic la frazione delle visite che iniziano sulla homepage è sorprendentemente piccola”, ha scritto Bob Cohn, direttore di Atlantic Digital nel 2012. Circa il 13 per cento delle visite al nostro sito principale TheAtlantic.com, cominciano sulla homepage. Abbiamo scoperto che per molti dei siti che monitoriamo, la percentuale di quelli che visitano la homepage sta fra il 5% e il 15%

“Al crescere del traffico proveniente dalla ricerca e dai social media, la homepage, intesa come la porta d’ingresso ai contenuti di un sito, è sempre più obsoleta”, ha scritto Ann Friedman per Columbia Journalism Review, nel 2013.

Il controllo della homepage rappresenta spesso una vittoria di Pirro per il marketing ed i comunicatori tradizionali. Di recente ho sentito un comunicatore dire che la homepage era uno dei pochi posti in cui controllavano il messaggio. In quella organizzazione, solo il 10% dei visitatori del sito arrivava alla homepage e per ogni 100 persone che ci sono arrivate, solo 3 hanno cliccato su un link di notizie. Quindi, controllare la homepage è solo l’illusione di controllare il messaggio.

Il rapporto del New York Times è una delle analisi più interessanti, sulle sfide affrontate per raggiungere il successo online. Si sottolinea che il Times deve fare un lavoro migliore sul collegare i contenuti mediante i link e condividerli, però questa attività è stata “relegata ai margini”.

Recentemente, ho ascoltato un dirigente affermare che il lavoro di chi produce i contenuti era quello di creare contenuti, mentre collegarlo ad altri contenuti mediante i link, la navigazione e la ricerca erano problemi “tecnici”. Niente di più lontano dalla verità. Se siete un professionista del contenuto web, allora il vostro lavoro di gran lunga più importante, è mettere link, curare la navigazione e la ricerca, di quanto non lo sia la creazione dei contenuti. Sul Web, il contenuto è privo valore se non è ben collegato ad altri contenuti, facile da individuare e facile da trovare. Non è il compito di qualcun altro, è il vostro.

Noi non lavoriamo sulla homepage, noi lavoriamo sul network. Il Web è un network e tutti quelli che lavorano sul Web lavorano per la rete. Il link è l’essenza del Web; scrivere sul Web significa scrivere link. Non pensate in termini di controllo, pensate in termini di condivisione. Quanto sono condivisibili i vostri contenuti? Non pensate in termini di home-page; non c’è una strada che porta a casa (home) sul web, perché la casa cambia in base al contesto di ciò che la gente vuol fare.

Se volete comprare un basso semi-acustico su Amazon, allora volete la homepage dei bassi semi-acustici, non la homepage degli strumenti musicali, o la homepage di Amazon.com. La homepage si sposta con il territorio dove di trova l’obiettivo.

La valuta del Web sono i link, non il contenuto ed i collegamenti sono un’attività intrinsecamente collaborativa e di condivisione. Nulla vive in isolamento sul Web, ogni pagina è una homepage per qualcuno.

Il rapporto New York Times Innovation, è uno dei documenti fondamentali di questa era dei media

Gerry McGovernGerry McGovern

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