Come l’Authorship (e Google+) cambieranno il Link building

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Tom Anthony

SEOmoz

articolo orginale:

How Authorship (and Google+) Will Change Linkbuilding

15 aprile 2012

Il rapporto di Google con i link è cambiato negli ultimi 15 anni. E’ iniziato come una storia d’amore, ma oggi sullo stato di Facebook probabilmente leggeremmo: “è complicato”. Credo che Google stia cominciando a soffrire di problemi di fiducia, derivati da oltre un decennio di manipolazioni del grafo dei link, compiute dalla comunità SEO. In questo post esporrò come penso l’Authorship e perché Google+ è uno dei modi in cui Google sta cercando di porre rimedio a questa situazione.

Passerò poi, a ciò che questo significa, in termini delle cose che facciamo oggi e che dovremo in futuro cambiare; infine condividerò con voi un tool gratuito, per il link-building, con cui tutti potrete provare a sperimentare quelle idee. Lo strumento vi permetterà di vedere ‘da chi’ vi arriva un link, piuttosto che ‘da dove’ vi arriva un link e vi fornirà i profili sociali di questi autori, nonché i dettagli degli altri posti dove scrivono.

Per cominciare, facciamo una carrellata della visione di Google riguardo ai link, nel tempo.

I link sono meno importanti di quanto non lo fossero prima?

All’inizio Google trattava tutti i link allo stesso modo: un link a piè di pagina era buono come un link nel contenuto principale; un link che si trovava in un contenuto scadente, era buono come un link in un contenuto di qualità, e così via. Poi però, arrivò la nuova generazione di SEO e cominciò ad ‘ottimizzare’ per i link. I Black Hat creavano problemi di ogni genere, ma anche i White Hat manipolavano il grafo dei link. Il risultato di tutto questo, è che Google ha dovuto cominciare ad analizzare i link, per stabilire quanto fossero degni di fiducia.

IMG 1 - graph-overall-ranking-algorithm

Ogni link sarebbe stato esaminato in base ai vari segnali di accompagnamento ed in base ad essi, sarebbe stato valutato. Non eravamo più nella situazione in cui di tutti i link erano uguali. I link reciproci cominciarono ad avere un effetto minore, neanche i link a piè di pagina erano più così efficaci ed andò così anche per tutta una serie di altri segnali. Negli ultimi dieci anni Google ha iniziato a utilizzare una vasta gamma di nuovi segnali, per poter rispondere alla domanda che devono porsi per ogni singolo link: quanto ci fidiamo questo link?

Hanno anche introdotto un numero crescente di segnali, per valutare le pagine indipendentemente dai segnali basati sul link che li ha generati. Se guardiamo i risultati del ranking factors survey di SEOmoz per il 2011, vediamo che i fattori basati sui link costituiscono poco più del 40% dell’algoritmo di ranking. Invece, nel sondaggio del 2009 rappresentavano circa il 55% dell’algoritmo.

Quindi, negli ultimi 2 anni il 15% dell’algoritmo che era basato sui link, è stato sostituito da altri segnali con maggiori valori di correlazione statistica. I risultati provengono da un sondaggio, ma è un sondaggio fatto su persone che vivono e respirano questa materia e che sembra sposarsi bene con ciò che la comunità nel suo insieme crede e con ciò che osserviamo sull’importanza crescente dei segnali sociali e cose simili.

Questa riduzione del potere relativo dei link, sembra voler dire che Google non può più fidarsi dei link come una volta. Anche se è chiaro che sono ancora la colonna portante dell’algoritmo, è altrettanto chiaro che Google sia da sempre alla ricerca di altri fattori, che compensino l’eccesso di ‘ottimizzazione’ di cui i link hanno sofferto.

I segnali sociali sono la risposta?

Negli ultimi due anni la comunità SEO ha parlato molto di segnali sociali e se rimpiazzeranno o meno i link. Direi che i segnali sociali possono dirci molto sulla fiducia, la tempestività, forse anche sull’autorevolezza ed altri fattori, ma sono abbastanza limitati in termini di pertinenza. Google ha ancora bisogno dei link, non usciranno di scena nel breve periodo.

Per visualizzare questo concetto in un modo diverso, guardiamo un esempio schematico di grafo del web. I nodi rappresentano siti web (o pagine web) e le connessioni fra loro, i link che li collegano:

IMG 2 - web_graph

E poi prendiamo uno schema esemplificativo del corrispondente Social Graph:

IMG 3 - socialgraph

Adesso possiamo visualizzare i ‘voti’ sociali (siano essi ‘mi piace’, tweets, +1, pin, o azioni di altro tipo) per diversi siti web. Si vede che i nodi del Social Graph mandano i loro voti ai nodi sul grafo del Web:

IMG 4 - social_votes

Il Social Graph sta inviando segnali ai siti web. In pratica, sta dicendo: ‘a Craig piace questo sito’, o ‘Rand ha condiviso questa pagina’. In altre parole, i voti sociali sono segnali su siti (o pagine) e non sui link del web; non operano sul grafo nello stesso modo dei link.

Anche se i segnali sociali forniscono a Google una grande ricchezza di informazioni, non aiutano direttamente migliorare la situazione dei link ed a stabilire quali link sono più affidabili di altri.

Porre di nuovo la fiducia sui link

Così Google ha dovuto trovare il modo, per dare alla gente la capacità di migliorare la qualità di un link, per poter così verificare che quel link fosse degno di fiducia. Penso che identificare l’autore di un link sia un modo fantastico per raggiungere questo obiettivo e si adatta perfettamente al modello.

Nel giugno dello scorso anno (2011) Google ha introdotto la proprietà rel=”author” sul link, il metodo che permette ad una pagina web, di dichiarare l’autore della pagina, puntando al profilo di Google+ (che a sua volta deve avere un link al sito per la verifica incrociata).

Qui sotto vediamo i grafi che si fondono in un nuovo grafo web, arricchito dei dati dell’autore, in cui alcuni link sono esplicitamente link con paternità accertata:

IMG 5 - graph_heads

In questo modello non è più: ‘Distilled che ha un link che punta a SEOmoz’, ma è ‘Tom Anthony che ha messo su Distilled, un link verso Rand Fishkin su SEOmoz’. E’ la prima volta che c’è un meccanismo robusto per rappresentare relazioni di questo genere.

Questo grafo è uno strumento incredibilmente potente per Google, in quanto consente loro di fare esattamente quello che ho detto sopra: ora possono verificare l’autore di una pagina web. Questo porta due vantaggi:

  • Sapendo che questo è un link ‘firmato’ da un essere umano, di cui hanno i dati, possono riporre molta più fiducia in un link: è probabile che un link inserito manualmente da un essere umano, sia di qualità superiore e che difficilmente un essere umano dichiari la responsabilità di un link se si tratta di spam.
  • Inoltre permette loro di cambiare il peso dei link secondo il parametro ‘AuthorRank’, dell’autore che ha inserito il link.

Quest’ultimo punto è molto importante e potrebbe influire sul modo in cui i link passano il ‘link juice’. Credo che questo sposterà il modello classico del link juice verso quest’altro modello:

IMG 6 - authored_page_rank

Qui ho indicato una semplice moltiplicazione (e senza tutti gli altri fattori che immagino rientrino nel calcolo), ma è solo per mettere in evidenza il principio fondamentale: autori con un AuthorRank superiore (determinato sia dalla loro posizione sociale, che dai link in entrata nelle pagine create da loro, suppongo) influiscono di più sui link:

IMG 7 - pagerank_examples

La forza di base del link viene ancora dal sito web, ma Rand è un autore verificato che Google conosce bene e con una forte presenza online, quindi amplifica il potere dei link che egli crea.

Io sono un autore meno noto, quindi non do una spinta ai miei link come farebbe Rand, tuttavia, spingo i miei link sempre più di quanto non facciano gli autori anonimi, perché Google ora si fida di me un po’ di più. Loro sanno dove altro scrivo, che sono attivo nella nicchia e sui social networks, ecc…

Da ‘dove’ a ‘chi’

Detto questo, cosa dovete fare? Le cose più ovvie sono garantire che voi (ed i vostri clienti) utilizzino i markup di paternità e naturalmente, dovreste cercare di diventare affidabili agli occhi di Google. Comunque, se siete interessati a farlo, probabilmente questo già lo stavate facendo.

La cosa importante è che dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare; invece che: da dove provengono i link, deve diventare: da chi provengono il link. Dobbiamo ancora fare le cose tradizionali, certo, ma dobbiamo anche cominciare a chiederci ‘chi’, sempre più spesso. Certo, lo facciamo già qualche volta. Distilled ha notato quando Seth Godin ha messo un link alla nostra Linkbait Guide. Ci ho fatto caso quando Bruce Schneier mi ha dato un link, di recente, ma dobbiamo cominciare a farlo su grande scala.

Con OpenSiteExplorer, Majestic e molte altre applicazioni per il link building, abbiamo una vasta gamma di strumenti che ci permettono di guardare da dove stiamo raccogliendo link, su vasta scala.

Spero di essere riuscito a convincervi che dobbiamo cominciare ad esaminare questo aspetto, con la prospettiva che Google vi si baserà sempre di più. Abbiamo bisogno di strumenti per vedere chi punta link a chi.

Le cose stano così: tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno sono là fuori. Lasciate che vi faccia vedere …

Link firmati, una miniera d’oro di dati

IMG 8 - dear-google

Esamineremo un post di esempio di Gianluca Fiorelli, scritto in dicembre. Gianluca usa il markup di paternità di Google, per mettere in evidenza che è lui l’autore di questo post.

Vediamo quali sono le informazioni che possiamo estrarre da questo markup.

L’attributo rel=author nel codice sorgente HTML della pagina, punta al suo profilo di Google+ e da lì siamo in grado di stabilire un sacco di dettagli su Gianluca:

IMG 9 - author_info(1)

Dal suo profilo Google+ possiamo stabilire dove vive Gianluca, la sua biografia, dove lavora, ecc…

Si può anche ricavare un indicatore della sua popolarità sociale dal numero di cerchie in cui si trova, ma possiamo anche esaminare gli altri profili sociali a cui potrebbe aver messo un link (ad esempio, seguendo il link al suo profilo di Twitter si può vedere quanti seguaci di Twitter ha).

Nell’ambiente SEO si è parlato molto negli ultimi due anni, della necessità di identificare gli influenzatori di una nicchia e sul costruire relazioni con le persone. Ma c’è una grande abbondanza di informazioni che noi o i nostri concorrenti già abbiamo, sugli autori dei link; perché non le stiamo usando!?!

Tutti questi dati possono essere sottoposti a scansione e raccolta automatica (esattamente nel modo in cui Google esegue la scansione del codice di paternità), il che ci permette di cominciare a pensare, di costruire quel genere di strumenti che ho citato. In assenza di strumenti, sono andato avanti dritto e ne ho costruito uno …

AuthorCrawler – Uno strumento per l’estrazione dei dati dell’autore per il link building

Ho svelato questo strumento per la prima volta un paio di settimane fa a LinkLove London, ma sono contento di rilasciarlo pubblicamente oggi (per inciso, se volete ottenere l’accesso esclusivo ai giocattoli cool come questo, dovreste dare un’occhiata a SearchLove San Fran in giugno o MozCon nel mese di luglio).

AuthorCrawler è uno strumento open source gratuito che tira giù i backlinks che puntano verso un determinato URL, scansiona il markup di paternità della pagina e vi dà un report su ‘chi’ sta puntando all’URL. E’ completamente funzionante, ma è solo un prototipo (proof-of-concept tool) e non intende essere una soluzione esauriente o solida. Tuttavia, ci permette di cominciare a fare esperimenti con questo tipo di dati, su ampia scala.

Quando si esegue il report, si otterrà qualcosa di simile a questo esempio di report (oppure date un’occhiata alla versione interattiva). L’ho lanciato per SEOmoz.org:

IMG 10 - single_report

Ha tirato giù i primi 1000 backlink della home page e poi li ha scansionati uno per uno, in cerca dei markup di autore; dove c’erano, sono stati seguiti i link al profilo, per eseguire la scansione dei dati degli autori (nunero di Circles, seguaci su Twitter) e molto importante, il tool scarica da Google+ anche il campo ‘contribuisce a’, in modo da poter vedere in quale altro posto scrive quell’autore.

Potrebbe essere che troviate persone che puntano link al vostro sito e che scrivono anche altrove, su siti forse più potenti; per cui queste sono persone perfette con cui costruire un rapporto: già vi conoscono ed hanno un rapporto cordiale con voi (già vi hanno dato un link) e potrebbero fornirvi link da altri domini.

Potete ordinare il report per PA (Page Authority) / DA (Domain Authority) di dove è stato messo il link, o per il numero di seguaci degli autori. Potete anche fare clic sul profili di Google+ e Twitter per vedere velocemente quello che fanno.

Sono abbastanza entusiasta di questa genere di report e credo che apra la strada a qualche idea creativa per nuovi approcci, sia per il link building, che per la costruzione di relazioni. Tuttavia, sentivo che avremmo potuto portarlo ancora un passo più avanti.

Sono sicuro che molti di voi conoscano il tool link intersect, nella sezione lab di SEOmoz. Consente di inserire il vostro URL e gli URL di altri domini nella vostra nicchia (presumibilmente i vostri concorrenti, ma non necessariamente) ed esamina i backlink di ciascuno di questi, producendo un report sui domini o pagine, che puntano link a più domini nella vostra nicchia. Riporta anche se attualmente abbiamo un link da quella pagina, in modo da poter identificare rapidamente alcuni posti da considerare per cercare link. E’ uno strumento eccellente!

Così, ho preso il principio del tool link intersect ed ho applicato il codice di crawling della paternità, per creare uno tool Author Intersect. Questo vi darà un report che assomiglia a quello qui sotto (potete anche vedere il report di esempio interattivo):

IMG 11 - multi_report

Ora, quello che avete è davvero forte: avete un elenco di persone che scrivono nella vostra nicchia, che potrebbero anche aver messo dei link ai vostri concorrenti e di cui è anche possibile vedere la presenza sociale a colpo d’occhio. Queste sono persone eccezionali da contattare, per costruire una relazione: sono già pronti a mettervi un link!

Lo strumento è molto semplice da usare; se non siete sicuri, sul sito c’è una pagina di istruzioni per iniziare.

Ricapitolando

Siamo nei primi giorni dell’authorship, ma penso che Google intenda continuare a spingere forte Google+ e credo che l’importanza della authorship possa solo aumentare. Conseguentemente credo che strumenti come questo, diventeranno una parte sempre più consistente dei ferri del mestiere dei SEO, nei prossimi 12 mesi e sono impaziente di vedere che indirizzo prenderanno.

Ho solo cominciato a escogitare modi in cui possiamo utilizzare strumenti come questi, così mi piacerebbe sentire da altri, ciò che riescono a farci. Quindi, andate a scaricare il tool e provatelo. Divertitevi!

tom-anthony-smallTom Anthony

Traduzione di

L’articolo esprime le posizioni proprie dell’autore (esclusa l’eventualità remota che sia sotto ipnosi) e possono non rispecchiare le opinioni di SEOmoz, Inc.

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